domenica 22 marzo 2015

Birra e dintorni

Non sono propriamente una "birrofila", la birra mi piace ma quello che mi esalta in campo alcoolico è ben altro e intanto che ci siamo vi devo dire che aborro i cocktail.
Insomma, quando bevo mi piacciono i gusti decisi e puliti, le mescolanze le lascio agli altri.
Sul fronte birra, visto che qui il caldo si sente e secca la gola, una chiara leggera con scorza di lime mi mette di buon umore, almeno fino a ieri.
Seduti di fronte al lungo mare con il nostro amico paleontologo ci siamo abbandonati ad un pranzo leggero da sabato soleggiato, giusto un piatto di ceviche (immaginate una tartare di pesce fresco pomodoro cipolla sedano e limone) e qualche tacos.
E lui cosa ordina da bere? Un clamato con cerveza, scatenando immediatamente la nostra curiosità, perchè che avesse ordinato una birra non ci era sfuggito ma l'abbinamento a questo clamato ci ha spiazzato.
La descrizione ci ha lasciato alquanto perplessi, sinceramente abbinare una birra a un sugo (sì un sugo) di pomodoro fresco, tamarindo, tabasco, sale, pepe e....sugo di vongole e molluschi, traete le vostre conclusioni, a me ha fatto per un attimo girare lo stomaco.
Al solo immaginare di sorseggiare un intruglio di quella portata, ho immediatamente pensato alle pozioni di Harry Potter, alle caramelle ai mille più uno gusti e amenità del genere.
Posto che l'occhio vuole la sua parte, quando è arrivato il suo bicchiere, dimenticandomi per un momento il contenuto, ho valutato che effettivamente aveva il suo fascino.
Il bordo spolverato di sale, il rosso del liquido cui stava affogata una cannuccia ricoperta di una pasta collosa di rosso più intenso e infine la faccia soddisfatta del nostro amico, mi hanno convinto alla prova estrema: assaggiarlo.
Vi dirò, è bastato proprio un minimo sorso per decretarne l'assoluta perfezione.
Non saprei come descrivervi il solletico delle mie papille gustative e la brama insieme di volerne ancora, e ancora un goccio e fatemelo sentire bene ancora perchè non sono sicura.
"Ma hai provato a mangiare un po' della pasta attorno alla cannuccia?"
Santi numi, si mangia???
Sì, si mangia e lo si fa pure volentieri.
Il sapore della birra viene completamente stravolto e sostituito da un soave aroma dissetante in cui il tabasco e il sugo di vongole e molluschi prendono il sopravvento, ma non pensate di sentire un saporaccio di pesce fresco in bocca come foste pellicani.
E'....soave, delicato, aromatico, equilibrato, fresco, appetitoso e soprattutto non stordisce.
Una versione più soft e ugualmente piacevole è la mezclada, dove tutto l'intruglio è sostituito dal succo di lime e limone con l'immancabile spolverata di sale sul bordo del bicchiere, ma decisamente inferiore al clamato de cerveza.
Non che il luogo sia da meno, intendiamoci, ma sorseggiarlo di fronte ad un mare che è uno specchio di azzurro e di blu, con il vento che scompiglia i capelli, il sole che profuma la pelle e in ottima compagnia ti fa desiderare di ripetere tutto dall'inizio.
Ok, ora odiatemi:).



giovedì 5 marzo 2015

Febbraio

I mesi con 28 giorni ingannano, ti lasciano con il fiato corto e un po' storditi a ricominciare a contare da 1 così presto. Insomma, non vale e non vale nemmeno quando di giorni ne hanno 29 perchè è come comprare qualcosa che costa 9,99 euro.
Poi, se vogliamo dirla tutta, febbraio è sempre un po' compresso, con questa scusa che ha meno giorni degli altri mesi si farcisce a dismisura.
Per dire, noi abbiamo affrontato un Carnevale durato 10 giorni, un Festival dell'Arte, una visita all'Oceano Pacifico dove le foche ti saltano sulla barca (se ce l'hai), diversi avvistamenti di Samantha Cristoforetti, l'incontro con un libro magico, il salvataggio di un colibrì  e indimenticabili aperitivi sulla spiaggia alla sola luce della luna e delle stelle.
Sì odiatemi, lo so.
Partendo dall'argomento Carnevale, evento tanto atteso da tutta la cittadinanza, devo premettere che io non lo amo molto, anzi direi che non lo amo affatto.
Fino a che sono stata una bambina ricordo le stelle filanti e i coriandoli come qualcosa che si infila nel tuo costume da damina dell'ottocento e ti fa grattare senza sosta; da adolescente essere rincorsi da lupi mannari e pirati che desiderano inondarti di schiuma da barba o fiale puzzolenti non ha di certo migliorato la situazione. Da adulta infine ho accuratamente evitato ogni minimo contatto con feste mascherate, feste a tema, rincorse all'utimo minuto per trovare un costume originale e partecipazioni a sfilate di carri nel gelo dell'inverno padano.
Tutto negativo eccetto per i krapfen alla marmellata brusca di prugne che circolavano in casa e per le chiacchiere che dovevi mangiare senza respirare per non intasarti il naso di zucchero a velo.
La riluttanza con cui siamo scesi al paesiello tutto addobbato per l'occasione è quindi comprensibile.
Qui fanno le cose in grande, mobilitano strade, improvvisano parcheggi custoditi, dispiegano ben 221 uomini armati a sorvegliare la sfilata sul lungomare e le strade buie collegate, bloccano il traffico consentendo ai ristoranti di apparecchiare sulla strada.
Così ci siamo trovati seduti al tavolino di un bar con affaccio proprio sul Malecon, il lungomare, a bere una birra, sgranocchiare qualche tacos e guardare i carri passare.
Musica a tutto volume, ballerine di samba, dragoni di cartapesta, pappagalli giganteschi colorati, schermi giganti, band musicali e dall'alto dei carri i lanci tanto attesi dai bambini di dolci e caramelle.
Insomma, un bel bordello.
Confermo la mia indifferenza al Carnevale, bello, colorato, probabilmente divertente con le sue giostre a dipingerlo di una patina nostalgica, adatta ad una cartolina.
Diverso il Festival dell'Arte a Todos Santos, tranquillo, pacato, direi meditativo.
Todos Santos si conferma un posto un po' magico, come sospeso nel nulla e attraversato da una strana atmosfera che profuma di memoria ancestrale. Uno di quei posti che ti immagini scollegati da tutto il resto del mondo, un paesino in miniatura dentro ad una palla di vetro che se la scuoti scende la neve.
Gallerie d'arte aperte, ristorantini con musica e candele, un mercatino dell'artigianato dove comprare dalla sella per il cavallo alla migliore Tequila del Messico.
E' a Todos Santos che ho trovato un libro speciale, divorato in pochi giorni nonostante fosse in inglese: Just Kids di Patti Smith.
Una bibbia, un documento di purezza inaudita circa l'arte e l'amore, una fonte di ispirazione continua.
Un libro che nessun artista dovrebbe farsi mancare.
Diversa atmosfera a Cabos San Lucas, affacciato sull'Oceano Pacifico e meta di molti attori americani.
I bancomat erogano dollari anzichè pesos e questa la dice tutta.
Il porto di Cabos è ordinatamente abitato da imbarcazioni lussuose e da foche curiose che saltano a poppa cercando qualcosa da inghiottire.
Si respira denaro ad ogni angolo, nei negozi di alcune grandi firme, nelle agenzie di vendita yacht e negli hotel immensi popolati da americani e canadesi.
Le farmacie espongono a caratteri cubitali i nomi dei medicinali più introvabili, pronte a venderli senza ricetta e a prezzi esorbitanti.
Qui abbiamo bevuto la migliore Tequila fino ad ora trovata: la 5 Perros.
E l'abbiamo gustata nel bar più piccolo del Messico, giusto due metri per tre di legno tappezzato di dollari americani e biglietti da visita bizzarri.
Il ritorno al Mar di Cortez è stato come abbassare il volume della radio.
Abbiamo ritrovato la scia di Samantha Cristoforetti in certe notti stellate e abbiamo brindato alla luna, in completo silenzio fuorchè il rumore delle onde, e al salvataggio di uno degli esseri più delicati e incredibilmente affascinanti del mondo, il colibrì.
Lo abbiamo trovato come morto fuori dalla porta, esausto o accaldato non si muoveva ma respirava affannato. Un po' di acqua fresca sul capino, un sorso di nettare a base di acqua e zucchero e dopo qualche peripezia ha preso di nuovo il volo facendo roteare quelle minuscole ali.
Torna ogni giorno, infila il lungo becco nei fiori di aloe ronzando come un elicottero, compie un rapido giro intorno alla mia testa e se ne va.
Tenerlo in mano è stata una delle esperienze più incredibili che abbiamo avuto con gli animali.

Quando Patti Smith era solo un'anima lunga e nera per le strade di New York e Robert Mapplethorpe un viso d'angelo con i capelli a boccoli, una signora avvicinandoli disse al marito: ehi, guarda, devono essere due artisti!.
Il marito tirando dritto le rispose: no, sono solo ragazzi (Just Kids).





l'interno del bar più piccolo del mondo















lunedì 16 febbraio 2015

Piove sui cactus e sugli amanti

Ci si immagina il Messico come terra dove il sole non lascia tregua, i sombreros sono necessari quanto l'acqua e la terra è perennemente secca come la gola davanti ad un esame orale a scuola.
Del resto quando appoggi il piede fuori dall'aereo e vedi cactus ovunque è facile pensarla così.
Ma poi arrivano le nuvole in questi cieli che sembrano i più vasti dell'universo, nuvole che impertinenti scendono fino a toccarle, le punte dei cactus, e si infilano tra le montagne facendole scomparire come in un gioco di magia.
Non spariscono solo le vette, spariscono i condor, i picchi, le aquile e tutte le libellule che fino ad un attimo prima ronzavano beate nell'aria trasparente quanto le loro ali veloci.
E comincia a piovere.
Pioggia fitta, leggera, come se passasse attraverso una garza sottile, silenziosa come un sussurro.
La terra, da arida e polverosa, diventa una malta rossa e implacabile che si attacca alle suole delle scarpe rendendole pesanti e appiccicose e l'aria, da inodore e trasparente, si gonfia di ossigeno e profumo di bosco e resine.
La pioggia, una volta al suolo, ha un suo percorso preciso e inarrestabile, forma fiumi veloci che corrono a valle trascinando sassi e blocchi di terra, colorando di rosso nel loro percorso le strade e i marciapiedi.
Vene e arterie di un corpo che si risveglia e si nutre avido e attento.
E quando tutto è finito, quando la pioggia svanisce insieme alle nuvole e il cielo si riapre, pare di sentire un grande respiro e torna la vita.
Esiste un silenzio più grande dell'attimo prima che tutto sia ripristinato?
Questa terra, plasmata dal vento e dalla pioggia, è pulsante quanto una foresta asiatica.
Però occorrono pazienza e osservazione.
I punti di riferimento nella sierra non sono mai le strade che si percorrono tra cactus e cespugli, non lo sono i letti dei fiumi in secca bordati di rocce e sassi, non lo sono i saguari che svettano con le braccia al cielo, perchè tutto cambia dopo una pioggia ed è facile confondersi.
E' così che si impara a guardare le montagne, che disegnano con le loro bizzarre vette delle linee interrotte nel cielo.
In questa valle due amanti dormono, uno vicino all'altra, guardando il mare all'orizzonte.
Le spalle al sole che sorge, riposano aspettando ogni sera, da millenni, di vedere i tramonti infuocati morire nel Mar di Cortez.
Lui è stato un re deciso ma generoso, lei la sua sposa piccola e fedele.
Hanno regnato quando le balene ancora strisciavano verso il mare, indecise se rimanere terrestri o diventare creature dell'acqua, e i puma si aggiravano con denti a sciabola in cerca di cibo.
Sono morti insieme, quando la terra ha tremato così forte da aprire una profonda crepa che passa sotto al mare e arriva fino all'Isla Spiritu Santo e insieme ora riposano.
Hanno visto tante cose, conoscono molti segreti, un giorno forse troveranno il modo di raccontarmeli.
Per ora, io li amo guardare nella loro inattaccabile serenità.
Ve li presento:




mercoledì 4 febbraio 2015

Spazio, qui terra

Quando ero una bambina la storia della cagnetta Laika mi aveva molto impressionato.
Me la immaginavo dentro ad una piccola navicella con un oblò e un casco in testa a fissare il buio profondo dello spazio avvolta in un silenzio senza fine.
Poi è arrivato Spazio1999 e non ce n'è stato più per nessuno; io non appartengo alla categoria dei complottisti, per quanto mi riguarda l'uomo è andato sulla Luna, con mia estrema invidia.
Pensavo che nel 2000 ci sarei andata anch'io, che le macchine sarebbero state volanti e che probabilmente avrei comprato una casa su Venere.
Ricordo che mio padre mi regalò un braccialetto con tanti ciondolini che riproducevano in miniatura la cagnetta Laika, il modulo e la macchina lunari, un astronauta.
Aveva prolungato il sogno senza saperlo, o forse lo sapeva benissimo.
Ma la mia vita attuale, che di gran lunga ha superato la mia immaginazione, non ha nulla a che vedere con lo spazio, almeno fino a ieri sera quando, inaspettatamente, l'ho incrociato per una volta ancora.
Abbiamo una astronauta italiana in questo momento in orbita attorno alla Terra, la prima donna italiana a compiere questa impresa, Samantha Cristoforetti.
Ho guardato spesso le sue foto e i video in cui appare per cercare di capire cosa prova, come se, fissandola, avesse potuto trasmettermi quell'informazione in più che fa la differenza.
Insomma i miei sogni a occhi aperti di bambina ogni tanto ritornano e così, navigando un po' in rete, ho trovato un sito grandioso che riporta in tempo reale la traiettoria dell'Iss, la stazione spaziale, così che chiunque possa scoprire dov'è in questo momento Samantha.
Il sito è questo, divertitevi:


Ieri, proprio ieri, per 3 minuti sarebbe passata sulla Bassa California e ad un orario definito perfetto per poterla vedere.
Vedere??? Cioè vedere mentre passa??
La zona dove abitiamo, priva di luci artificiali, è forse una delle zone più emozionanti per poter avvistare le stelle,  quindi all'orario prestabilito, coordinate alla mano, spente tutte le luci della casa, ci siamo messi con il naso all'insù tra illusione e disillusione.
No dico, ma vi rendete conto cosa significa per me riuscire a vedere l'Iss che sfreccia nel cielo? Ma dai, a occhio nudo, chi ci crede.
Eppure.
Eppure dopo poco, scrutando l'immensità del cielo, ecco un puntino luminoso avanzare verso la luna con uno sbuffo, come una coda, dietro di sè: viaggia a 27578 km orari ad un'altitudine che varia tra i 400 e i 500 km.
E' un'apparizione, dura appena poco più di 3 minuti, ma è una grandiosa apparizione.
Ma sapete qual è la cosa più emozionante ancora, quella che mi ha fatto rizzare i capelli in testa per un attimo?
Ho mandato una foto del passaggio dell'Iss a Samantha attraverso il suo attivissimo account twitter e lei, sì proprio lei, dallo spazio, guardando fuori dall'oblò nel silenzio abissale, mi ha risposto.
Ho comunicato con lo spazio.
Ha apprezzato la mia foto e l'ha messa tra le sue preferite, lei.
In quel momento mi sono passati davanti agli occhi tutti i miei ricordi di bambina, le sere passate a scrutare il cielo sperando di vedere qualcosa o di capire qualcosa e a fantasticare su come possa essere guardare la terra da così lontano.
E questa è la scena che ha riassunto un po' tutto 


E questa invece è la foto che Samantha Cristoforetti ha messo tra le sue preferite



Ciao Samantha! al prossimo passaggio!!!






mercoledì 28 gennaio 2015

Debutti

Non c'è cosa più emozionante di un debutto.
Le palpitazioni, i momenti di sconforto alternati a momenti di euforia, "piacerà? non piacerà? forse potevo fare meglio...no, non è vero, è bellissimo".
Sto parlando del debutto di uno scrittore, di quando esce la sua prima creatura e ancora non gli par vero di vederla in "carta e inchiostro" e tutti che la guardano e la osservano, la sfogliano curiosi e il suo nome è proprio il suo, è scritto giusto? sì, mammamia, per un attimo mi sembrava lo avessero scritto sbagliato!
Tutte le notti passate a scrivere e le giornate passate a correggere e rileggere, tutti i dubbi e le arrabbiature, le frustrazioni e le umiliazioni, tutto passa, nel momento del debutto.
E quando le luci si saranno spente e tutto il circo sarà a dormire, ricorderai quel momento con crescente nostalgia, lo userai per quando ti riprenderà lo sconforto come fiato sul collo, lo rivedrai di notte prima di metterti a dormire e lo incornicerai vicino al prossimo libro che già ti frulla nella testa.

Goditi questo momento Amica e serbalo caro tra i tuoi ricordi!





in bocca al lupo!!!!!!


domenica 25 gennaio 2015

Cronaca di un incontro e rivelazioni importanti a proposito di Don Diego de la Vega....

....ovvero come due storie apparentemente scollegate siano in realtà strettamente unite.
Da quale storia partiamo?
Don Diego de la Vega, ve lo ricordate? qualcuno no, forse per età, qualcun altro sì ma senza ben focalizzare chi fosse. Se vi dico Zorro vi è tutto più chiaro?
Chi non conosce Zorro, alias Don Diego de la Vega? Cavaliere mascherato di nero, precursore dei moderni supereroi, Zorro si caratterizza, come i suoi più moderni successori, per il fatto curioso che il semplice indossare una mascherina lo renda assolutamente non riconoscibile.
Insomma, quando Clark Kent indossa il costumino di Superman ve ne fosse uno, dico uno, che lo riconosca e dica: ma sì, è il giornalista un po' sfigato che si sottomette all'acidità costante del suo caporedattore! 
Ecco, per Zorro è uguale: un mantello, una strisciolina di stoffa sugli occhi e bum! Chissà chi si nasconde dietro al terribile giustiziere a cavallo...
Ma che ci volete fare, i supereroi godono di questi straordinari privilegi.
Ora che avete individuato chi è Don Diego de la Vega, mettete l'immagine in un cassetto, a disposizione.
Parliamo dell'altra storia piuttosto, che mi riguarda personalmente.
La Baja California è un luogo apparentemente inanimato, se si escludono i condor e le aquile che volano alte nel cielo terso e i pellicani, i gabbiani, i cormorani e diversi esemplari di uccelli acquatici.
Se durante i nostri anni in Sri Lanka era necessario guardare fuori dalla finestra per vedere una varietà indiscussa di animali aggirarsi indisturbati nel giardino di casa, qui ci si bea o meno, dipende dai punti di vista, del silenzio che circonda sconfinate vallate e colline abitate solo da cactus, terra rossa e arbusti coriacei.
Ma per vedere bisogna osservare.
Occorre varcare con l'occhio ciò che sembra tutto uguale, occorre spesso attendere la notte e aspettare al buio, immobili, che qualcosa si muova in questo sconcertante nulla.
Ed è così che si scopre una vita che si esplica nel più assoluto mimetismo e che, cosa ancora più sconcertante, ci osserva mentre noi, ignari, crediamo di essere soli.
Ci sono volute tante notti e qualche fortunato e casuale avvistamento per scoprire civette, lucertole, crotali, procioni, donnole, volpi, topolini microscopici e uccelli velocissimi.
Gli animali qui hanno una vita dura: tanto sole, poco cibo e scarsa acqua. Per difendersi dai predatori, molto agguerriti, assumono i colori della terra e dei sassi, vivono in tane sottoterra  pur possedendo le ali, attraversano cespugli di rovi senza temere, scavano nidi dentro a cactus maestosi e tu, se mai riesci a individuarli in questo carosello, non ti capaciti di tanta perfezione.
Sono passati ormai due mesi da quella mattina in cui all'alba vedemmo sulla collina una volpe rincorrere un uccellino. Fu un caso, la fortuna di un momento, che ci riempì di emozione.
La vedemmo successivamente un paio di volte ancora, di sfuggita, di soppiatto, senza avere la possibilità di scattare almeno una foto.
E due sere fa l'incontro, quello con la I maiuscola, quello che ti fa sentire grato.
Passato da poco il tramonto, alla sola luce delle stelle e di una fioca lampadina dietro casa, mi sono fermata in silenzio sul marciapiede a fissare il buio.
Spesso lo faccio, prima di andare a letto, immaginando tanti occhi a fissarmi senza che io possa vederli, nemmeno con il visore notturno, nascosti come sono tra rocce e cespugli.
Dall'oscurità un movimento alla mia sinistra mi ha messo in allerta, un'ombra senza peso e senza rumore. 
Ho rallentato il respiro, sgranato gli occhi, immobilizzata ogni mia cellula e vinto ogni paura.
Semplicemente ho fatto come loro: mi sono mimetizzata, a mio modo, nel buio.
Ed è arrivata.
Leggera, elegante, curiosa: la volpe.
Camminava sul muretto della casa a pochi metri dalla mia posizione, venendo verso di me come se non mi avesse proprio visto.
Annusava l'aria e procedeva con grazia, facendo fluttuare una coda lunga quanto il suo corpo e incredibilmente sinuosa.
Quando mi è stata davanti, a circa un metro, si è fermata e mi ha visto nell'ombra.
Mi ha fissato come io la stavo fissando: con curiosità, incredulità e un poco di paura.
Ci siamo fissate per un tempo che a me è sembrato infinito.
Ho potuto osservarne il muso affilato, le orecchie dritte sulla testa, le zampe agili e sottili, il pelo abbondante e la coda gonfia.
Poi non ho resistito e ho azzardato un richiamo, quello che si fa quando si chiamano i gatti, ma più soave, quasi sotto voce, rischiando di vederla sfrecciare di nuovo nel buio.
E lì la sorpresa. Ha piegato la testa e ha continuato a fissarmi, come per chiedermi cosa intendessi esattamente con quel verso. Ha annusato l'aria di nuovo senza mai perdermi di vista.
Poi, senza fretta, ha imboccato la fine del muretto per sparire nel buio senza un minimo rumore.
Ho respirato profondamente, ho lasciato un boccone di carne e mi sono ritirata.
Al mattino quel boccone era sparito.

E’ stato qualcosa di magico, quell’incontro, e qualcosa di assolutamente primordiale.
Il buio, il silenzio, nessuna macchina fotografica o telefono, solo i nostri occhi.
Ora so a chi appartengono almeno un paio fra i tanti occhi che mi fissano nel buio la sera.

Vi state ora chiedendo cosa dovete farne con Don Diego de la Vega nel cassetto, vero?
Beh, sappiatelo: Zorro in messicano significa “volpe”.

Ciao.

domenica 11 gennaio 2015

Una spiaggia, un mistero

Raggiungiamo Playa del Pulguero attraverso la strada sterrata vicino a casa.
Attraversiamo dune, fiancheggiamo canyon, costeggiamo il Mar di Cortez con l'Isla Espiritu Santu ben in vista, con i suoi rilievi roccciosi che all'alba si incendiano riflettendo la luce del sole.
I voli dei gabbiani e dei pellicani sono costanti quanto quelli dei condor e delle fregate, un'aquila si posa leggera sulla punta più alta di un saguaro serrando con entrambi gli artigli un pesce trombetta appena catturato. 
A parte noi e i pennuti, nessuno.
Scorgiamo il cartello sbiadito dal sole e sterziamo a sinistra, verso il mare, sollevando polvere e schizzando sassi.
Una volta spento il motore della macchina, rimane solo il rumore delle onde a riempire un'aria fresca che profuma di mare e che cominci a mangiare tanto è intensa.
Il mare qui ha un colore profondo, quasi nero, che può fare paura, e la spiaggia è una autentica sorpresa.
A separare le acque dalle dune non c'è la sabbia, almeno non subito, bensì una cordigliera bianca, abbacinante, fatta di milioni di coralli e conchiglie e madreperle che cominceranno a scricchiolare sotto le ciabatte.
A destra e a sinistra, ininterrottamente, a perdita d'occhio, questo nastro bianco abbraccia tutta la baia della Playa del Pulguero racchiudendola in una morsa surreale.
Camminando sui coralli dalle dimensioni e forme più disparate, affiorano i resti spesso perfettamente conservati delle creature del mare: pesci palla gonfi fino a scoppiare con gli aculei ben protesi, astici e granchi colorati, scheletri di serpenti marini, teste di pesci dall'aspetto inquietante, esoscheletri di ricci di mare dai disegni bizzarri.
Quello che sembra essere un vero e proprio cimitero di mare è solo in realtà il passaggio obbligato verso una spiaggia rocciosa e ricchissima, per contro, di vita frenetica: gasteropodi, vermi marini, lumache vezzose senza guscio ma colorate, paguri di ogni dimensione, granchi velocissimi, ricci camuffati tra gli scogli e conchiglie, numerose conchiglie, che al tuo passare serrano i gusci in un "clac" secco e deciso.
Poco più avanti, dove finalmente il mare prende profondità, gabbiani e pellicani si tuffano veloci, volano rasentando le onde e contendendosi le prede.
La Playa del Pulguero, sito archeologico e biomarino molto studiato, durante le basse maree del mese di ottobre, ad una certa ora del giorno e per pochi attimi,  svela un micro universo straordinario.
L'anello di morte che lo introduce ha un che di filosofico, quasi un invito a riflettere sulla circolarità della vita e della morte, o forse più banalmente è ciò che resta dell'uragano Odile.
Io preferisco la prima versione.