venerdì 21 marzo 2014

La mecca del succo

Esiste un posto speciale, qui a Weligama, dove perdersi tra nettari e profumi.
AVM è il miglior locale in assoluto dove sperimentare l'incredibile varietà di frutta tropicale e diventarne fisicamente dipendenti.
Dall'esterno appare come tutte le botteghe dello Sri Lanka, con la vetrina opaca, il cartellone pubblicitario di dimensioni esagerate a contrastare con la minuscola porta di ingresso; entrando non si può rimanere indifferenti alla distesa di frutta colorata e profumata che sembra appena raccolta, semmai si rimane come rapiti e invitati a procedere oltre, passando da un'ulteriore porticina che conduce a una minuscola sala arredata con tavolini seggiole e gli immancabili ventilatori a parete.


La magia inizia proprio in questa stanza, una volta seduti ad aspettare il menu.
I tabelloni alle pareti illustrano, per ogni tipo di frutto, il nome volgare, il nome in latino, il nome in singalese e in tamil e le miracolose proprietà benefiche.
Il gioco non sta semplicemente nello scegliere il frutto in sè, ma di mescolare semmai diverse tipologie e vedere l'effetto che fa!
Scopriamo così quanto può essere dissetante un succo kiwi e lime e quanto delizioso e appagante un succo jack fruit e lime.
Il jack fruit in particolare è un frutto bizzarro e dalle dimensioni notevoli.
L'artocarpus heterophyllus (questo il suo nome in latino), è una pianta originaria delle pendici dell'Himalaya e produce i frutti più grandi esistenti in natura (arrivano a pesare 30kg). 
Il frutto prodotto è talmente buono e dolce da attirare scimmie e uccelli durante il giorno e zibetti e volpi volanti durante la notte; noi ne abbiamo diversi in giardino e quando giungono a maturazione il traffico di animali che ne consegue è strabiliante.

vi presento il jack fruit
cassette e sgabello sono di dimensioni normali,
fate la proporzione con le mele e le arance,
considerando che questo esemplare non è dei più grandi

La tenace scorza va incisa utilizzando una lama che è stata prima immersa nell'olio per evitare che la sostanza lattiginosa che fuoriesce rovini il metallo.
Abbiamo visto scimmie pulirsi le mani incollate strofinandole vigorosamente, e anche un po' scocciate direi, sui tronchi degli alberi.
All'interno si trova una polpa globulosa suddivisa in cellette di membrana bianca; una volta aperto il frutto deve essere consumato rapidamente perchè il deterioramento avviene in brevissimo tempo.
Ma passiamo al gusto che è la cosa più difficile: come si fa a spiegare il sapore di una cosa fino a poco tempo fa sconosciuta?
Mi impegno.
Il jackfruit ha un sapore che ricorda:
- la banana
- l'ananas
- lo zucchero filato
Questa specie di enorme patata bitorzoluta oltre ad essere innegabilmente gustosa, presenta delle proprietà mirabolanti in quanto ricca di potassio e ferro e aiuta a combattere patologie del sangue.
Il succo che se ne ricava è morbido, cremoso, pastoso, un vero piacere per la bocca.
Insomma: più jack  fruit per tutti.
Il lime (o limetta) e il limone sono invece ottimi per l'igiene orale, le neuriti, problemi digestivi, febbri reumatiche, problemi cardiovascolari, febbre emorragiche, obesità, tosse e raffreddori in genere.
Da non dimenticare il fatto che limoni e limette qui ai tropici non sono aspri come in Europa bensì dolci e rinfrescanti, una vera delizia quando il caldo opprime e si suda tanto.
Nel menu sono a disposizione inoltre, tra i vari frutti, succo di anacardi e noccioline, tamarindo fresco, canna da zucchero e il legnoso ginger (zenzero).
I prezzi sono contenuti, parliamo di una base di 90 rupie per il banalissimo arancio (50 centesimi di euro) fino al costoso kiwi (280 rupie, ben 1 € e 54, un investimento insomma).
La frutta viene lavorata fresca al momento senza aggiunta di additivi e soprattutto senza ghiaccio, il che significa che ciò che si beve è solo ed esclusivamente nettare.
Il servizio cucina offre degli short da accompagnare alle bibite, ovvero involtini di pasta farcita con verdure o pollo e satay di kebab (spiedini di kebab avvolti da una leggera farcia di verdure e panatura). 
Il tutto ovviamente fritto alla perfezione tanto che risultano veramente leggeri e facilmente digeribili.
Il signore con la tunica bianca e la barba colorata di rosso hennè che vi farà accomodare senza tante smancerie e nemmeno un pizzico di simpatia, è evidentemente un muslim, un musulmano.
Va da sè che si può a ragione definire questo incredibile posto la mecca del succo!
All'ingresso campeggia una frase tratta dal capitolo 2 versetto 172 del Corano che così recita:
"partecipate delle cose buone che vi sono state donate come sostentamento e rendete grazie a Dio"
Verrebbe da chiudere con "amen" ma credo che "aleikum salam" sia più appropriato, anche se la sostanza non cambia.
Chiamatelo come volete, la frutta è un dono divino e quanto di più divino possiamo vedere e toccare con mano, signori perdonatemi, ma è la Natura.
Liberi di chiamarla come desiderate...



domenica 23 febbraio 2014

Io che ho avuto quattro vite (tratto da una storia realmente accaduta)

"Ci fu una prima volta.
Nacqui e quello che vidi non mi fu subito chiaro, anzi a dir la verità trovai tutto molto confuso.
Mi muovevo a fatica, dovevo ancora imparare a camminare e mi stancavo molto.
Vivevo di odori, il profumo buono e caldo della mia mamma e l'odore dei miei fratelli, uguale al mio.
Annaspavo respirando terra e polvere ma quel contatto caldo mi tranquillizzava e cadevo addormentato senza accorgermene.
Un giorno l'odore buono e caldo se ne andò e non tornò più, lasciandomi come spezzato sul ciglio della strada.
Io e i miei fratelli rimanemmo soli, assaggiando più volte il rumore secco del bastone, vivendo di quel poco che si trovava qua e là e spesso nemmeno di quel poco.
Imparai presto l'amaro sapore della fame, quello che arriva quando deve ancora fare luce e non ti abbandona più, quello che ti fa rovistare tra rifiuti e cartacce, ti rode dentro rabbioso e ti fa diventare sempre più debole.
Pensavo che la vita fosse quella: svegliarsi, sopravvivere fino alla fine delle forze, scappare dal bastone che  arrivava secco come una fucilata e dormire con un solo occhio chiuso, l'altro sempre in allerta.
Sognavo di addormentarmi, come facevo quando ero più piccolo e di non svegliarmi più.
Ma un giorno arrivò lei.
In realtà noi la trovammo, infilandoci sotto ad un grande cancello e presentandoci, un poco diffidenti, nel giardino di quella grande casa.
Lei era gentile, parlava una lingua strana ma dolce e soprattutto ogni giorno lasciava qualcosa per noi dentro ad una ciotola in mezzo al prato.
Nacqui per la seconda volta.
Lei c'era sempre, con l'acqua fresca e un po' di cibo da dividere tutti insieme.
Ogni giorno.
Aveva messo un panno morbido sul marciapiede, nell'angolo protetto della casa, dove il vento e la pioggia faticavano ad arrivare e nemmeno i bastoni arrivavano.
Stavamo tutti vicini e la vita mi sembrava quella: calore, cibo e la sua voce dolce che non capivo ma che mi faceva sentire al sicuro.
Cominciai a crescere, cominciammo a crescere tutti e stavamo diventando forti.
Lei non fu più sola, arrivò anche lui che a turno ci sollevava da terra con una sola mano e ci faceva dormire sulla sua pancia.
Lei una volta alla settimana ci lavava, togliendo tutto lo sporco e il prurito dalla nostra pelle e ci lasciava asciugare felici al sole giocando sotto al suo sguardo attento.
Io la guardavo e la vedevo distendere le labbra: sorrideva, gli piacevamo.
Il tempo ci lasciò solo in due, io e mia sorella.
Ma, pensai, la vita doveva essere quella: la porta che si apriva ogni mattino, lei e lui a salutarci e accarezzarci, il cibo, le corse sul prato, le noci di cocco da masticare, i varani da inseguire, le scimmie da scacciare, il tramonto da guardare e la notte, una lunga notte di riposo, con entrambi gli occhi chiusi.
Poi un giorno improvvisamente tutto diventò buio, il respiro mi abbandonò, il cuore batteva così forte che mi spaventai e quel dolore strano che mi faceva cadere la testa all'indietro mi avvolse in un gelo che non conoscevo e che mi irrigidiva tutto.
Pensai: allora è questa la morte, buio freddo e male.
Mentre ero in quel buio però sentii la sua voce e la sua mano calda, aprii gli occhi e la vidi.
Fu lì che nacqui una terza volta e fu mentre buttavo i miei occhi dentro i suoi che mi accorsi che erano pieni di pioggia e le sue parole tremavano come fanno le foglie al vento.
Allora pensai che la vita doveva essere quella: nascere e morire tante volte e ogni volta che si rinasceva era meglio, perchè c'era lei ad aspettarmi insieme a lui.
Diventai grande, diventai forte, diventai fiero e imparai il mio nome, quello che lei mi aveva dato.
Ci chiamava spesso anche quando eravamo nella foresta e noi correvamo forte per arrivare prima.
Poi una notte sentii un grande freddo togliermi le forze e capii che di nuovo la vita stava scivolando via da me.
Sentii la sua voce e il suo pianto, mi abbandonai al suo cullarmi per tenermi caldo, pensai che forse morire non era così male in fondo, lei era con me e ci sarebbe stata anche dopo.
Infatti aprii di nuovo gli occhi e li ributtai ancora nei suoi, mi distesi tranquillo e stanco come dopo una battaglia.
Lei spense la luce e mi lasciò riposare.
E io nacqui per la quarta volta.
La mia vita era quella: una felicità così grande che potevo morire e rinascere ogni volta.
Poi se ne andò anche lei, con lui.
Rimasi solo con mia sorella, una nuova casa, nuovi odori e cominciai ad aspettarla, perchè se ne era già andata altre volte ma era sempre tornata da me.
La foresta quel pomeriggio era molto silenziosa, io sentii solo il tamburo del mio cuore nelle orecchie e il cielo farsi sempre più piccolo fino a sparire.
Adesso riapro gli occhi e trovo i suoi, pensai.
Ma non vidi nulla, sentii solo il freddo acciaio di una pala e l'odore nauseabondo dei rifiuti.
Qualcuno mi stava buttando via, sentivo sopra di me il volo furioso dei corvi ma lei non c'era e io, io non riuscivo più a svegliarmi.
Ho ancora gli occhi chiusi, non ho più memoria di quello che è successo dopo.
Io aspetto.
Aspetto i suoi occhi."

Ciao Mimmino












domenica 16 febbraio 2014

Siamo anche qui!

Il nome del sito è già un programma: MOLLOTUTTO.
Per il resto siamo sempre noi:

http://nuke.mollotutto.com/TrasferirsiavivereelavorareinSriLanka/tabid/763/Default.aspx

grazie a Massimo Dallaglio di Mollotutto per averci ospitati!!

mercoledì 29 gennaio 2014

Sopravvivere ad un matrimonio singalese: GIORNO DUE ovvero IL DELIRIO

Nuwan ci aveva timidamente avvisati.
Suo fratello, il maggiore non il novello sposo, ci aveva salutati con una frase sibillina: il 25 sarà un'altra cosa....
Pure suo padre è scoppiato a ridere quando ringraziandolo gli ho detto ci si vede il 25.
L'appuntamento è a partire dalle 9.30 del mattino (l'oroscopo così ha decretato) in un ristorante dal nome italiano: VOLO MILANO.
Piccola parentesi: ma cosa significa??? volo milano?? qui spesso usano nomi italiani o inglesi o francesi che a loro suonano bene ma senza capirne il significato. Insomma è un po' come quelli che si fanno tatuare il nome Giuseppe in ideogrammi giapponesi: avete mai conosciuto un giapponese che si chiama Giuseppe? ecco appunto.
Qui esiste il resort "google", il ristorante "a samantha piace" (giuro è un ristorante dove servono cibo), e altre amenità del genere.
Arriviamo questa volta in scooter e non in tuktuk alle 10 del mattino o poco più.
Troviamo tavoli vestiti di raso bianco e fiocchi color crema al piano terra e tavoli apparecchiati con tovaglie rosse sulla terrazza.
Salutiamo di nuovo tutti, sposi compresi e Nuwan ci accoglie con lo sguardo di chi ha visto una boa in mezzo al mare.
Come noi, non ama particolarmente gli eventi mondani di questo tipo e soprattutto questo in cui deve occuparsi di public relations e, da quanto ci dice, anche di manovalanza dalle cinque del mattino.
Con noi ha la scusa di doverci fare compagnia e svicolare dal parentado.
Ci offre un succo fresco di frutta ma sparisce inghiottito dalla cucina.
Dopo pochi istanti un cameriere ci porta due bicchieri con un liquido arancione-carota con strani pezzettini di sostanza non identificata che galleggiano in superficie.
Fa caldo, siamo assetati, noi lo beviamo e nel contempo vediamo apparire Nuwan dalla porta della cucina che avanza verso di noi sbracciandosi e dicendoci "no,no,no".
Cosa abbiamo ingurgitato?
I sacri calici degli sposi? Detersivo per i piatti (il gusto ci andava vicino)?
Scopriamo con sollievo che quello era Cordial, un concentrato abominevole ai gusti più disparati che viene diluito in acqua e servito a litri.
Arriva trafelato con due frullati di mango e banana che ancora oggi me li sogno tanto erano buoni.
C'è tutto un gran daffare tra cucina e salone, stanno preparando i piatti e siamo all'aperitivo.
Nuwan ci invita a scendere dalla terrazza e ci mostra il tavolo che ha riservato per noi.
Avete presente il muro di Berlino?
Benissimo, al di là del muro i tavoli apparecchiati con seta bianca e fiocchi color crema, al di qua del muro, in un corridoio lungo e buio, ci mostra la nostra sistemazione.
A destra il muro, a sinistra una casa.
Ci troviamo così isolati nostro malgrado dalla festa e sul momento non sappiamo cosa pensare ma subito dopo lo ringrazieremo.
Tanto.
Ci sediamo e cominciano a portarci bocconcini di pesce fritto che così buoni mai nella vita, bocconcini di  pollo alla diavola con cipolle da leccarsi le dita, ceci lessi con cipollotti freschi, pesce in salsina speziata e piccante, verdura lessa calda con cubetti di parmigiano (fornito da noi) e frutta fresca (ananas papaia e anguria) aromatizzata al pepe (provare per credere: sublime e rinfrescante).
Cominciamo ad afferrare il significato del confino dietro al muro quando vediamo arrivare anche suo padre, due suoi cugini e il fratello grande: qui si fa baldoria davvero.
Piccola postilla: il fratello grande aveva un cerotto di dimensioni ragguardevoli sulla fronte.
Che hai fatto? domandiamo. E ride.
Per caso arrack? Arrack è il loro whisky e abbiamo subito pensato ad una caduta tragica durante i festeggiamenti del primo giorno, dopo che noi ce la siamo svignata mentre erano in attesa della fornitura alcolica.
No no, stavo ballando e mi sono scontrato con la fronte di un altro.....
Attimo di silenzio....
Allora arrack!!!! e tutti a ridere. Ma quanto eri ubriaco per esserti sfracellato la fronte contro un'altra fronte? ma soprattutto, il proprietario dell'altra fronte, è vivo??
Nuwan sparisce e ricompare con una bottiglia di soda che mette sul tavolo, poi si siede e da dietro la schiena appare un litro di arrack.
Ahhh ma allora questo è il corridoio degli alcolisti! bastava dirlo subito!!
Attacca la musica e cominciamo a gustare tutte quelle prelibatezze tipo ruspe in un grande cantiere, accompagnando il tutto con un buon arrack diluito con la soda.
Ma Nuwan, toglici una curiosità...tua madre non si siede con tuo padre perchè è confinato qui e lei non gradisce vederlo bere?
Risposta disarmante: no no, mia madre beve ma solo di nascosto a casa, qui ci sono troppi parenti.
Ma i parenti non bevono? sì sì ma solo a casa di nascosto, qui ci sono troppe conoscenze..
Insomma, allora solo noi facciamo la figura degli ubriaconi in una grande famiglia di alcolisti...
Ma voi siete ospiti e suddah (bianchi). 
Ah, ok, suddha=alcolisti senza vergogna.
Devo dire che bere arrack alle 10 del mattino, 40 gradi all'ombra, dietro ad un muro come profughi, mangiare spezie, cipollotti e frutta con il pepe non era proprio nelle nostre intenzioni e forse nemmeno nella nostra più perversa immaginazione ma è stato tutto talmente piacevole, coinvolgente, divertente e sincero che ci siamo veramente divertiti.
Perso il conto delle bottiglie (una volta vuote diligentemente nascoste sotto al tavolo), la musica è cominciata a salire e di là dal muro si è scatenato l'inferno.
Donne, uomini, bambini scatenati in danze che neanche le balere di Casadei dei bei tempi potrebbero reggere il confronto.
Dopo quasi tre ore, veramente stremati dal cibo che non faceva in tempo a sparire per essere ricaricato in porzioni sempre più abbondanti, abbiamo comunicato a Nuwan che forse per noi era il caso di andare.
Andare? ma .......e il pranzo?
grazie ma abbiamo mangiato a sufficienza!
No no ma il pranzo viene servito in terrazza tra qualche minuto: riso cambogiano (ma non eravamo in Sri Lanka e soprattutto ancora cibo??).
Decliniamo spaventatissimi l'invito, quando è troppo è troppo.
E poi è noto, i migliori giocatori si ritirano quando vincono e noi eravamo in uno stato di assoluta beatitudine.
Nuwan ci accompagna fuori del budello proibito verso il nostro scooter e lì avviene il colpo di scena, la chicca che ci farà ridere per giorni.
Nuwan... è sparito il mio casco, quello rosso!
Ci guardiamo intorno, suo fratello accorre in aiuto ma del casco nessuna traccia.
Guardiamo tra i rami, per terra, sotto ai tavoli ma nulla. Anche il casco di Dinusha, la moglie di Nuwan, è dato per disperso.
Senza casco qui è multa certa.
Improvvisamente il mio sguardo si fissa sul pozzo, senza dire nulla mi ci avvicino dicendo tra me e me che non è possibile.


ad un matrimonio singalese tutto è possibile, 
anche dire ciao ciao al proprio casco dentro ad un pozzo

La scena del proprietario dell'hotel che con un secchiello da mungitura e una corda ha cercato senza successo di recuperarli, è stata una cosa drammatica, al limite delle lacrime.
Gettava il suo secchiello, tirava su della gran acqua e poi scuotendo la testa rituffava il secchiello.
Nuwan mi ha prestato il suo, siamo arrivati a casa e ci siamo abbandonati ad un sonno felice.
Il giorno dopo il mio casco era sano salvo e soprattutto asciutto a casa sua.
Tutto è bene quel che finisce bene!
Ma soprattutto: sopravvissuti!!!!!
Lo Sri Lanka è anche questo.




Per soddisfare la curiosità

Dopo il precedente post immagino che un po' di curiosità sia venuta a tutti.
Procediamo con ordine

Arriva la torta!
Nuwan giocoliere


A sinistra lo sposo sulla soglia di casa attende di poter entrare
e tutti i familiari assistono attenti alla cerimonia

il momento clou: gli sposi sono pronti alla firma
La sposa aveva un abito tradizionale singalese finemente ricamato
Lo sposo, impeccabile, indossava un completo nero con camicia bianca.
Il giorno dei festeggiamenti hanno cambiato look:
sposa in rosso super e sposo in nero con camicia di seta rossa

la firma
ahimè il bouquet era realizzato con fiori finti!!!!
abbiamo riflettuto sul perchè di questa scelta
e abbiamo pensato che forse è per conservare
per sempre il bouquet......
.....tra le cose che si riempiono inesorabilmente di polvere

donare dalle proprie mani il cibo


le damigelle



APOTEOSI DEL KITSCH
ma tanto tanto affascinante vissuto in loco!
questa immagine è fuori dal tempo

all'arrembaggio

belle ed eleganti signore attendono di farsi fotografare:
vanesie!

e chiudo con una chicca: l'OROSCOPO
inutile ingrandirvelo, è in sinhala quindi incomprensibile
In questo importante documento vengono messe per iscritto 
le date, gli orari e altre caratteristiche del matrimonio che si andrà a contrarre.











lunedì 27 gennaio 2014

Sopravvivere ad un matrimonio singalese PARTE PRIMA: GIORNO UNO

I matrimoni singalesi sono momento di gioia, svago e soprattutto una vera occasione per vestirsi eleganti (spesso noleggiando gli abiti) e mangiare, bere e ballare come se fosse l'ultima cosa che fai nella vita.
Tra le classi più abbienti, i nuovi ricchi, i matrimoni sono lusso sfrenato, noleggio di interi ristoranti o addirittura hotel ristoranti che per l'occasione vengono agghindati come fosse capodanno e sfarzo di abiti luccicanti, sontuosi, impeccabili.
La gente normale, quella che deve far quadrare il pranzo con la cena, partecipa o organizza matrimoni cercando di far buon viso a cattiva sorte: i vestiti (belli e eleganti) sono spesso noleggiati e i ricevimenti si fanno in casa con tutta la famiglia e gli amici arruolati per la massima riuscita con la minima spesa.
Sposarsi qui è importante e impegnativo: due giorni di festeggiamenti sono davvero troppi anche per le nostre ataviche tradizioni italiane.
Il primo giorno è quello che si svolge a casa della famiglia della sposa, è il momento della firma di fronte ad un cerimoniere governativo ed è in genere seguito da rinfresco e musica.
In realtà noi eravamo invitati al secondo giorno, quello della baldoria offerto dallo sposo, ma siamo rimasti fregati: ci siamo offerti per fare il servizio fotografico che, non lo sapevamo, è importante per il primo giorno.
Il nostro sollievo di fronte alla notizia di dover partecipare ad un solo ricevimento si è mortalmente spento e così, con tutta l'attrezzatura del caso, ci siamo avventurati in quel di Hackmana, uno sperduto villaggio nell'interno collinare di Matara.
Tuk Tuk, 40 gradi all'ombra, tornanti, strade sconnesse e l'idea che non eravamo nemmeno a metà dell'avventura non ci hanno demolito più di tanto. Insomma, si fa per dire.
Arriviamo al paesello e attendiamo con pazienza che la coppia di promessi sposi (di cui si può vedere solo lo sposo) finisca le foto ufficiali nello studio fotografico.
Sì, perchè quelle foto che noi definiremmo terribili, con sfondo di fiori finti, luci sparaflesciose, divanetti dorati e che vediamo negli ingressi di ogni casa che si rispetti in dimensioni spesso maggiori del tavolino che le accoglie, sono un must irrinunciabile.
Ci è capitato di entrare in case senza energia elettrica, case con il tetto squarciato, bicocche talmente rustiche da trovarci le galline dentro, ma, e sottolineo ma, appena varcata la soglia non è mai mancato l'angolo dei ricordi in cui campeggia una enorme foto di un matrimonio e a seconda dei casi successivi dagherrotipi di prole appena nata, prole che cammina, prole all'asilo, prole a scuola, prole alla laurea, prole che ha fatto prole, e così via.
Ma la foto principale, quella da cui è partito tutto, è la foto dei novelli sposi; il che, tutto sommato, ha il suo perchè a ben pensarci.
Benissimo, attendiamo le foto di rito e ci inerpichiamo nella foresta per una strada che definirla strada è un complimento che sfiora la menzogna, con tutta la carovana al seguito: la macchina dello sposo, la macchina della sposa, la macchina dell'astrologo, il bus noleggiato all'uopo dalla famiglia dello sposo carico di parenti e amici.
Capofila dell'allegra brigata: un tuk tuk verde con due sudda (bianchi) ovvero noi.
Parte ben presto un totoscommessa (tra di noi sia ben chiaro) sulla beltà della sposa visto che questo matrimonio nasconde uno scottante retroscena.
I due si sono conosciuti attraverso annuncio sul giornale.
Succede questo: entro una certa età, stimata all'incirca sui 23 anni per l'uomo e un po' meno per la donna, se non si contrae matrimonio per evidenti motivi di...chiamiamola "sfortuna", non si può che ricorrere al matrimonio combinato.
Non esistono zitelle o scapoli in Sri Lanka, è disonorevole.
Il fratello di Nuwan non è di certo un adone, se aggiungiamo poi la timidezza, non ci risulta impossibile credere che l'annuncio sul gazzettino fosse l'unica sua possibilità.
Come avviene la cosa?
Si pubblica un annuncio in cui si descrivono le principali caratteristiche del candidato, con relativo sunto astrologico fondamentale F O N D A M E N T A L E!
Il che significa che se tu mi piaci e io ti piaccio ma le stelle sono avverse, non c'è trippa per gatti e ci si dice ciao.
Poi si aspetta il postino, perchè mica ci si manda i "like" di facebook ne tantomeno ci si tagga o ci si mandano le faccine allegre su skype. No no, si aspetta la vecchia insostituibile busta di carta affrancata che quando la devi aprire magari ti tremano pure le mani o nel peggiore dei casi rimani leso a vedere la foto di qualche babbiona che cerca di accasarsi proprio con te.
Il fratello di Nuwan pare abbia avuto parecchie richieste e ne abbia respinto addirittura una perchè, così ci è stato detto, nonostante i due piccioncini si piacessero un sacco, le famiglie si sarebbero azzuffate di botte molto volentieri.
La seconda candidata invece ha passato tutti gli esami del caso: astrologo, famiglie, situazione economica e, per ultimo poraccio lui, anche i gusti dello sposo.
Combinato il tutto, si sono decisi date e orari.
Cioè, l'astrologo li ha decisi.
Questo astrologo comincia a piacermi: decide, sceglie, guarda le stelle e si fa pure pagare profumatamente.
Torniamo a noi.
Come sarà la sposa? Chiediamo a Nuwan e ci risponde con una smorfia che è come una fotografia.
Ma è così terribile? un silenzio vale mille risposte
Ma a tuo fratello piace? sì, e te credo, ultima possibilità.
Tutti riuniti davanti alla dimora della donzella, assistiamo alla cerimonia di ingresso dello sposo e della sua famiglia nella casa.
Beh, mica puoi entrare così come ti pare.
Due ragazzine timide sulla soglia di casa, di fronte allo sposo che le fissa in modo inquietante, cantano una litania senza musica, come dire, a cappella.
Dietro di loro i genitori della sposa, dietro lo sposo i genitori suoi.
Ottenuto l'invito ad entrare, lo sposo si accomoda sul divanetto della cerimonia.
Esistono due divani: uno su cui possono sedere prima di sposarsi e uno su cui dovranno sedere da marito e moglie, quest'ultimo tutto decorato di fiori e cartapesta, un insulto al kitch, un inno alla tamarraggine pura, ma nel contesto devo dire superlativo.
Entra barcollando con una torta a due piani che pare finta, il nostro amico Nuwan.
Tratteniamo il fiato, se dovesse cadere assisteremmo probabilmente ad un momento di pura violenza.
In realtà dimentichiamo che lui lavora da 11 anni nel campo della ristorazione e della ricezione così stupisce tutti appoggiando sul tavolino di fronte allo sposo, che nel frattempo si è mummificato, questo baldacchino di zucchero e glassa.
In quanto cineoperatori dell'evento noi ovviamente siamo autorizzati ad entrare e ad assistere a tutta la cerimonia.
Il cerimoniere è una donna che arriva, si siede di fronte alla mummia dallo sguardo perso e apparecchia il tavolino con fogli enormi.
La tensione è ormai alle stelle: quando arriva la sposa?
Il tempo di pensarlo e una nuvola bianca (la definizione più scientifica sarebbe quella di un cumulo nembo) appare nella stanza.
Vestita totalmente di bianco, ha il volto nascosto, non a sufficienza, da un velo di organza bianca.
Il mio primo pensiero è stato un tuffo nel passato.
Qualcuno si ricorda di Chuck Castoro?
Un aiutino....


Vestitelo di bianco, aggiungete i capelli rigorosamente neri e mettetegli un velo in testa.
Tutto sommato non sembrava male, ma.....la canzoncina nella testa di Don Chuck Castoro non se ne voleva andare.
Comincia la cerimonia, di per sè un mero atto pubblico.
Lettura degli articoli, identificazione degli sposi, firma qui, firma là. 
In piedi.
Siete marito e moglie.
Wow che allegria.....silenzio tombale e sguardi persi nel nulla.
Si procede al taglio della torta che deve essere porta al coniuge che deve addentarne un pezzo direttamente dalla mano della consorte prima e del consorte poi.
Poi lo stesso si fa nei confronti della famiglia di lei prima e della famiglia di lui dopo.
Insomma un giro un po' tortuoso ma tutto sommato bello.
Si procede poi all'accensione del candelabro sormontato dal gallo dorato, lo stesso che abbiamo fatto noi in occasione della commemorazione delle vittime dello tsunami a Weligama.
A turno procedono all'accensione e in quel mentre ci viene presentato lui, l'uomo che tutto decide: l'astrologo.
Con un sorriso sornione e uno sguardo indagatore, propone subito a Nuwan di farci l'oroscopo, notizia che ci fa non solo accapponare la pelle ma ci spara a una stanza di distanza con tanto di inchino e sorriso.
Finalmente gli sposi si siedono sul divanetto delle meraviglie e in tutto quello sfarzo di colori lei si toglie il velo...................
Sì, è Don Chuck Castoro e si mangerà tutto il kiri bath che è stato preparato per il rinfresco.
Chiediamo a Nuwan di tenercene due piatti da parte per non svenire dalla fame.
Ultimo rituale, la mamma della sposa, una vecchina piccina picciò bellissima (forza fratello di Nuwan, hai una speranza, forse tra 40 anni lei diventerà così) e vestita di azzurro come la fata turchina ma più sobria, arriva davanti agli sposi con un bicchiere d'acqua su un vassoio.
Non riesco a vedere bene cosa succede, nessuno prende quel bicchiere e quando lo porge a noi per un attimo sono tentata ma per fortuna Nuwan mi blocca. 
Bisogna imporre le mani sul vassoio come buon auspicio per i figli che verranno.
E io che me lo stavo per bere....
La coppia infine esce e mi aspetto, da tutta la gente che è seduta fuori ad aspettare il momento, un applauso, un boato, un "ooohhhhh".
Tutti mummificati, tutti immobili, tutti silenziosi, tutti seri.
Al che ho tratto una deduzione: vogliono mangiare e stanno aspettando ormai da ore, sono sul punto di collassare.
Ci dirigiamo lesti sotto ad un tendone montato per l'occasione dove sembriamo sardine in scatola ma giusto per qualche scatto fotografico e qualche ripresa.
I commensali dopo un primo boccone riacquistano sorriso e parole: eh sì, era fame.
Nuwan ci trova posto all'aperto e lì, seduti sotto ad un ombrellone che ci salva il cuoio capelluto da sicura ustione, mangiamo un kiri bath con seeni sambol da volar via.
Kiri bath: trattasi di mattonelle di riso ammassato cotto con il latte di cocco e sale, il cui gusto è indefinibile ma colpevole di forte dipendenza
Seeni sambol: sambol è il nome di tutti quegli intrugli che assomigliano a composte, mostarde fini fini, insomma sambol. Non esiste qualcosa di similare in Europa. Seeni significa dolce ma in realtà perchè è a base di cipolle rosse dolci. Immaginatevi qualcosa di assolutamente piccante e al contempo dolce.
Sbafiamo tutto avidamente, facciamo qualche altro scatto, e salutiamo tutti.
Per oggi può bastare.
Prima di andarcene assistiamo ad un piccolo incidente diplomatico: non esiste alcol, nessuno ha provveduto al rifornimento di arrack (whisky locale a 33 gradi, una bibita praticamente) e birra.
Seguono scene di isterismo miste a disperazione di tutti i maschi presenti, a partire dal babbo dello sposo che consultando l'orologio al polso se ne esce con: ma è già tardi, quando arriva l'arrack?
Il fratello di Nuwan manda un cugino di corsa al Wine Shop giù ad Hakmana per provvedere all'increscioso incidente di percorso.
Dovete sapete che qui l'alcol è taboo, si può vendere ma i wine shop sembrano luoghi di perdizione, in realtà tutti bevono.
Di nascosto, ma bevono.
Di nascosto dalle mogli, le mogli dai mariti, i monaci dai fedeli e via e via.
Ci viene data una rassicurazione per il giorno due: l'alcol non mancherà, anzi scorrerà a fiumi.
Un poco preoccupati lasciamo i musi lunghi degli alcolisti e finalmente torniamo a casa.


giovedì 23 gennaio 2014

Mille gusti più uno

Buongiorno.
Alla fine ci sono caduta, ebbene sì.
Harry Potter sul treno guardava schifato (ma segretamente attratto) le caramelle mille gusti più uno ed è così che mi sono sentita questa mattina.
La famigerata marmellata alla polpa di melone al gusto di fragola è finita nel mio frigorifero e più brevemente sulla mia fetta di pane.
Non che abbia una particolare predisposizione per i dolci, preferisco di gran lunga il salato, anche a colazione, ma.....la curiosità ha avuto il sopravvento e così eccolo qui, il vasetto misterioso.



Di seguito le mie considerazioni visivo organo-lettiche:
aspetto: avete presente quelle gelatine coloratissime che paiono provenire da Fukushima o da Chernobyl? ecco, appunto. Mi sono ripromessa di aprire il vasetto di notte, quando tutte le luci tacciono e di vedere se, in tutta quell'oscurità, posso risalire le scale senza inciampare con un solo dito avvolto da cotanta luce....
consistenza: mmmm penso e ripenso...l'aggettivo che più calza a pennello è viscido, con il cucchiaino che rincorre la massa informe nemmeno fossimo nel film Blog - la cosa.
Gusto: ora, dire che sapore ha mi risulta alquanto difficile. Diciamo che se non sapessi cos'è, chiudessi gli occhi e ne assaggiassi un cucchiaino, penserei sinceramente ad una gelatina dolcissima ma assolutamente neutra.
Spalmata sul pane è coreografica, soprattutto al mattino presto quando le luci sono ancora tenui dona quel non so che di electrofunkypop che non guasta.....


Diciamo che se sopravvivo a questo, posso affrontare l'evento mondano del giorno (al quale però non è detto che sopravviva): un matrimonio singalese.
Il fratello più piccolo del nostro caro amico si sposa e così noi siamo stati invitati come fotografi ufficiali il primo giorno (oggi) e come famigliari il giorno 25, cioè dopodomani.
La tradizione vuole infatti che vengano fissate due date, entrambe decise dall'astrologo e con orari che solo l'astrologo può scegliere.
Il primo giorno è il giorno in cui gli sposi diventano a tutti gli effetti marito e moglie, vengono fatte le firme del caso davanti ad un mastro cerimoniere e si offre un rinfresco agli invitati, il tutto rigorosamente a casa della sposa; il secondo giorno è il momento dei festeggiamenti veri e propri, gli sposi hanno già consumato la prima notte di nozze e si partecipa ad una grande festa in loro onore, a casa della famiglia dello sposo o in un ristorante.
Insomma, giorni impegnativi!
A breve dettagli e gossip!