lunedì 15 luglio 2013

Avvistamenti_parte uno

Ogni mattina è una buona mattina per sedersi in silenzio armati di binocolo, macchina fotografica e tanta pazienza.
Impari che gli animali sono abitudinari quanto tu e la tua tazza di caffè, così li aspetti sorridendo quando fanno la loro comparsa e nel silenzio assoluto (si fa per dire) li saluti e gli auguri buongiorno.
Carrellata degli habitué:
è sempre lei a volteggiare spesso in compagnia del corvo. Qui non si vede ma ha un foro nell'ala di destra che me la fa riconoscere ogni mattina. E' una Haliastur indus...insomma un'aquila


Turdoides affinis taprobanus...volgarmente detti scartoni perchè scartini non rende la loro dimensione.
Più grandi dei nostri passeri comuni sono numerosi nei giardini, si avvicinano all'uomo, cinguettano mille melodie e soprattutto sono sempre pronti ad accettare qualsiasi cibo tu offra loro.

the queen, grandioso avvistamento
lei è un'aquila ma molto particolare
Spizaetus cirrathus alias aquila crestata detta anche serpentaria (non c'è bisogno di spiegazioni)
Le dimensioni sono notevoli e notevole è stata la nostra sorpresa nel vederla avvicinarsi e posarsi sul ramo a cinque-sei metri di distanza da noi. La foto è quella che è, eravamo troppo incantati...
comunque, in qualità di ospite fisso, provvederemo



domenica 14 luglio 2013

Quei piccoli ricercati preziosi regali

Ci sono regali e regali.
Ci sono regali belli e importanti, regali utili, regali desiderati, regali inutili e ci sono quelle piccole chicche preziose e introvabili di cui si ignora l'esistenza ma che quando ti arrivano ti aprono il cuore e ti lasciano un sorriso nell'anima che torna ogni volta che ci pensi.
Come questo

E' un quaderno, si direbbe molto vecchio, con la copertina rivestita di plastica trasparente per non sgualcirlo e le pagine ingiallite pronte a essere riempite per riportarle in vita.
Ha il sapore d'altri tempi e il piccolo negozio da cui proviene probabilmente lo aveva dimenticato su qualche scaffale, quasi messo da parte per mostrare i quaderni nuovi, con le pagine bianche e le copertine moderne.
Ma nulla è perduto per l'occhio che sa vedere.
E' ancora intonso, un timore quasi reverenziale mi lascia nel limbo dell'attesa di scriverlo, facendomi pregustare il rumore della carta sotto la mia penna, la consistenza delle pagine dopo essere state vergate, la porosità dei fogli che si mangeranno l'inchiostro.
Così per ora lo osservo e lo sfioro appena.


E a rendere ancora più prezioso questo regalo, nascosta nelle copertina, una piccola piuma dei pappagalli liberati qualche mese fa....


E quindi, quanto prezioso e speciale può essere chi regala un oggetto così?



martedì 9 luglio 2013

Lezioni di guida per le strade dello Sri Lanka

Questo è un argomento che merita un post a sé.
Guidare in Sri Lanka, come in tutto l'Oriente del resto, non è cosa da prendere alla leggera e ogni luogo ha regole precise che si imparano solo sulla strada; non esiste manuale cui far riferimento, solo l'esperienza e un po' di fortuna, almeno all'inizio.
La guida è a sinistra ma questo lo si impara velocemente, è sufficiente tenerselo bene a mente i primi giorni soprattutto quando si attraversa la strada e anzichè voltarsi prima a sinistra occorre badare bene alla propria destra.
Noleggiare uno scooter è indispensabile poichè questo consente a poco prezzo (si parte da un minimo di 3 euro e 50 al giorno, dipende dalla vostra abilità di trattativa) di muoversi un po' dappertutto evitando (ma questo è solo un mio caloroso consiglio) di prendere i famigerati autobus, a mio avviso quanto di più pericoloso possa esistere per i deboli di cuore. Ma questa è un'altra storia.
Verificate bene che lo scooter non sia danneggiato e nel caso segnalatelo subito, accertatevi di avere sotto al sellino l'assicurazione obbligatoria e premunitevi di giacca antipioggia per gli scrosci improvvisi.
Il casco ovviamente è d'obbligo ma dopo i primi cento metri in una strada principale sentirete il bisogno di non dimenticarvelo mai. Sarà la vostra corazza.
La successiva fondamentale cosa da apprendere è suonare il clacson.
Suonatelo con vigore, non siate mai titubanti: il clacson è la vostra voce e il modo in cui lo suonate dice agli altri che intenzioni avete.
Un beeep deciso significa: guarda cosa fai perchè io comunque passo e non mi fermo.
Da questa azione ne consegue un immediato rispetto che vi gratificherà non poco.
Un b - e - e - p timido e soprattutto solitario (ma sì, intanto che ci siete pigiate quel dito!) significa: oh, io passerei volentieri ma tu che fai? non è che adesso esci e mi tagli la strada? ma allora cosa facciamo, mi fermo io o ti fermi tu?.
Ecco, siete già fritti.
Rapidità nell'azione e previsione dei movimenti altrui, un beep multiplo deciso e avrete il rispetto degli altri autisti.
Altra importante considerazione: gli specchietti.
In buona sostanza vi servono solo quando vi buttate in un sorpasso folle, ma questo avverrà solo dopo un po' di pratica.
La vostra attenzione deve essere
- su chi vi precede, perchè potrebbe improvvisamente fermarsi dopo avervi superato e girare a destra o sinistra. Intanto lui è arrivato prima di voi quindi mica può controllare se siete attenti o no, inoltre se ha sentito l'urgente necessità di fermarsi anche solo per smicciare qualcosa che lo ha colpito, cos'è..volete togliergli questo sacrosanto diritto? no, non sia mai. Benissimo, allora fate attenzione a chi avete davanti e preparatevi a qualsiasi manovra (esiste una tecnica che subito dopo vi sveleremo)
- sulle strade alla vostra sinistra, sui portoni, sui cancelli. Gli stop in generale sono un concetto e come tale rimane; nella pratica chiunque si immette sulla strada principale con lo sguardo immerso nel vuoto e possibilmente ad una velocità che vi potrebbe consentire di prenderlo in pieno e nel contempo farci due chiacchiere. Le biciclette tendono a rimanere rasenti al ciglio della strada (ma solo se si immettono da una secondaria perchè se ripartono da fermi e sono già sulla strada compiono una pancia lenta e pronunciata verso la linea di mezzeria. Non chiedetemi perché. Credo per prendere il ritmo della pedalata), i motorini spanciano un po' di più, i tuc tuc se ne strafregano di voi e i conducenti vi possono fissare inebetiti anche alcuni minuti, le macchine (da noi soprannominate in tono di scherno macchinette) sono un autentico pericolo. Una mina vagante, un concentrato delle peggio assurdità automobilistiche, un invito all'omicidio (del conducente), insomma: diffidate diffidate diffidate delle macchinette. Anche quelle apparentemente innocue parcheggiate a bordo strada: diffidate. Mentre passate a due centimetri la portiera si apre, sempre, è inevitabile, perchè aspetta voi.
- su chi viene in senso contrario di marcia, perchè non è detto che sia nella corsia opposta alla vostra. Gli autobus per esempio possono andare ovunque. Possono superare un altro autobus invadendo la corsia opposta mentre compiono una curva cieca oppure possono sbizzarrirsi superando il tuc tuc che sta superando il motorino che sta superando la macchinetta. Eh sì, capita anche questo. Quindi ha bisogno di spazio santo cielo! L'autobus è un essere a sè stante, vive di polvere e gente che si mangia dalle porte sempre aperte e ha il diritto di invadere anche il ciglio della corsia opposta per arrivare primo! Ma l'autobus spesso ha un cuore, sa che a volte non avete il tempo o lo spazio per scansarvi e così testa i vostri nervi, vi passa a un millimetro scompigliandovi i peli del naso o frena a un micron facendovi inghiottire la dentiera. Insomma, l'autobus vince su tutto e tutti e passa dappertutto e ha sempre fretta e soprattutto è molto molto più grande di voi. Non dimenticatelo!
- sull'asfalto, perchè spesso incontrerete buche dove qualcuno potrebbe abitarci e se avrete una buona memoria vi garantirete di non perdere ruote e qualcosa che sta più su ed è appoggiato al sellino. In buona sostanza: guardate avanti ma guardate anche in basso.
- sulle mucche perchè se loro decidono di attraversare la strada, lo fanno e basta. E lo fanno lentamente, girandosi a fissarvi e magari facendo una pausa, perchè provate voi a portarvi dietro tutto quel po' po' di roba.
Detto questo, dopo che vi sarete abituati e non vi arrabbierete mai, dopo che la visione del fanale di un autobus davanti ai vostri occhi non vi turberà più, dopo che avrete imparato a menadito ogni increspatura del manto stradale, scoprirete che il fondamentale segreto sta nella velocità.
Agli inizi ci siamo spesso chiesti come è possibile che con tutte le situazioni a rischio che vediamo, in quasi sei mesi non abbiamo visto che un paio, forse tre, incidenti e nemmeno tanto gravi.
La velocità.
Centro paese? mai più dei trenta all'ora. Consente una velocità di crociera stabile nonostante le continue frenate per evitare di tutto e di più.
Fuori paese? i quaranta sono un buon compromesso, potete arrischiare anche i cinquanta ma nel dubbio non fatelo. La volta che vi lanciate pensando ma sì, ormai sono il mago della strada, una simpatica vecchina nel suo vestitino azzurro e le trecce, decide che il bastone che sta portando da mezz'ora non le piace più e lo lancia proprio mentre sfrecciate impavidi, costringendovi a uno slalom folle, sfidando magari l'autobus sulla corsia opposta, che nel frattempo ha invaso la vostra. Così, in un battibaleno, vi potete anche ritrovare a guidare a destra, nella più totale confusione.
Questo è quanto.
In bocca al lupo.
Ma soprattutto: enjoy!!!!

mercoledì 3 luglio 2013

La voce della Natura

La notte scorsa è stata speciale.
Immaginate di uscire a notte inoltrata, in motorino ovviamente, nel buio più buio che c'è e prendere una strada a caso.
Weligama di notte, così come ogni paese, sembra disabitata.
Tutta la confusione che di giorno anima le strade, i negozietti, la bus station, sparisce lasciando il paese abbandonato a sè stesso in uno scenario inquietante da post guerra nucleare.
I cartelloni che ciondolano al vento con rumore sinistro, qualche fioca luce a illuminare le casupole adibite a negozio chiuse da assi di legno, cani randagi che si aggirano in branco alla ricerca di un posto asciutto e riparato dove dormire e il suono costante e assordante delle cicale...ogni angolo ha l'aria di un perfetto set cinematografico da film horror.
Usciamo dal disabitato centro prendendo la strada che porta verso l'interno e cominciamo a girovagare illuminando di tanto in tanto con i fari del motorino occhi spaventati che fuggono lesti con tutto ciò che vi è di attaccato a quegli occhi e di cui spesso non riusciamo a distinguere i contorni.
Procediamo lentamente, incrociando mano a mano che avanziamo banchi di nebbia di umidità che regalano allo scenario una strana atmosfera di attesa.
I cartelli in inglese ben presto spariscono mentre ci inerpichiamo in salite cui fanno seguito discese e la strada si restringe dopo ogni curva.
Avanziamo nel buio che ci mangia letteralmente, lo varchiamo con il fanale del motorino ma dietro alle nostre spalle si richiude come in una morsa densa e viva.
Costeggiamo un grande lago silenzioso che comincia dove termina il ciglio della strada così che basterebbe un balzo per trovarsi immersi in non so quali acque, magari infestate dai coccodrilli.
I lampi che ci arrivano in lontananza come bagliori esplosivi ben presto ci raggiungono, ci troviamo sotto ad un violento scroscio d'acqua che ci costringe a fermarci sotto la prima tettoia di un incrocio deserto e illuminato solo da un lampione che sussulta ad ogni tuono.

Nelle case si scorgono luci e ombre di persone che si muovono dietro a sottili porte di legno e finestre malamente oscurate da tende a righe stinte.
Non appena la pioggia accenna a diminuire riprendiamo il cammino ma la strada che avevamo scelto ci porta ad un cantiere aperto che non permette di proseguire oltre, così decidiamo di cercare una strada che ci possa riportare di nuovo verso la costa.
Ma è tutto da vedere.
Dopo pochi chilometri di strade deserte ci rendiamo conto che siamo già passati per quel sentiero, riconosciamo la sedia bianca di plastica abbandonata sul prato, un autobus parcheggiato sul ciglio con il lato destro ammaccato e un nugolo di cani addormentati sul marciapiede di una casa abbandonata.
Ci siamo persi.
Tentiamo un'altra via, il cartello è bianco e i caratteri singalesi unitamente ad una freccia potrebbero indicare "per di qua" o anche "via di qua". Noi procediamo.
La strada diventa sentiero sconnesso di terra rossa, farcito di buche piene di acqua piovana e occhi curiosi di rane in ammollo.
La vegetazione ai lati diventa via via più opprimente quasi a formare un tetto sopra le nostre teste; le stelle sono scomparse mangiate dalle nuvole gonfie di acqua.
Improvvisamente il sentiero diventa una fettuccia di terra che attraversa risaie e foreste, la percorriamo fino a che alla nostra destra un rumore sconosciuto ci fa fermare.
Tre quadrupedi non ben identificati ma piuttosto grossi si girano verso di noi puntandoci addosso gli occhi grandi e rossi e uno di loro comincia una manovra di accerchiamento, lasciando gli altri due e fissarci con intenzioni non proprio pacifiche.
A fatica giriamo il motorino in quel piccolo spazio di sentiero e ce ne andiamo, non senza controllare dallo specchietto retrovisore il buio che dietro a noi avanza rapido e sconosciuto.
La voce della Natura qui è così forte e apparentemente incontaminata che mi lascia una senso di primitiva paura e fondata inquietudine.
Siamo nulla nel buio di una foresta, siamo nudi come i primi uomini sulla terra, siamo ignari di ogni centimetro non illuminato dal fanale del motorino.
Ritroviamo la strada di casa, rivediamo la sponda del lago e la ripercorriamo a ritroso e in attimo ci ritroviamo nel paese fantasma.
Pochi attimi di brivido, 40 chilometri nel nulla e un ricordarsi che l'uomo, alla fine, è un animale tra gli altri animali, vulnerabile e solo.
Ci ripromettiamo, sulla rassicurante via verso casa che costeggia il mare, di provare a ritrovare questo posto durante il giorno.
O forse no. Lasciamolo nella sua perfetta atmosfera di sogno perduto.

venerdì 14 giugno 2013

Non siamo Mazzarò

Ci sono storie che rimangono impresse, si nascondono nei meandri della mente e quando meno te l'aspetti fanno quell'apparizione a sorpresa che ti fa sentire illuminato a giorno in una notte "buia e tempestosa".
Mazzarò è un personaggio di Verga, un contadino basso e grasso, un "omiciattolo", così attaccato ai suoi possedimenti, ai suoi beni materiali, da ammazzare in punto di morte tacchini e oche per portarsele con sé.
Mazzarò è la sua roba.
Mazzarò è l'esasperazione del consumismo e dello spirito occidentale che vive per accumulare cose.
Ho pensato immediatamente a lui nel momento esatto in cui ho scoperto che la cantina dove avevamo lasciato tutte le nostre cose, "la nostra roba", è andata sott'acqua a causa delle incessanti piogge che hanno flagellato l'Italia negli ultimi mesi.
Cinquanta, forse sessanta centimetri d'acqua che hanno ristagnato indisturbati, mescolando terriccio e sporcizia, per giorni, forse settimane, facendo ammuffire e marcire vestiti, scarpe, libri, documenti, fotografie, oggetti, attrezzature tecnologiche. 
Quel che rimaneva dopo una accurata selezione prima di partire.
Non abbiamo  più nulla, forse con un buon intervento di lavanderia qualche jeans e un paio di magliette dovremmo recuperarli, per il resto c'è il cassonetto.
Mazzarò sarebbe imploso di rabbia, avrebbe preferito annegare insieme alla sua roba piuttosto di vederla calpestata, violentata, imbruttita dalla furia dell'acqua.
Noi abbiamo richiuso la porta bagnata e puzzolente alle nostre spalle.
"quando si riparte?" ci siamo chiesti.
Presto più attenzione a ciò che ci succede, sforzandomi di pormi in un'ottica estesa e non univoca.
E così penso che succedono cose di fronte alle quali esprimere una considerazione definitiva sia sempre prematuro.
Fortuna? Sfortuna? chi può dirlo? spesso le cose non sono come sembrano.




sabato 1 giugno 2013

l'evoluzione di un Coccodrillo

In gergo giornalistico il coccodrillo è il pezzo, tenuto scaramanticamente in un cassetto, da pubblicare in occasione della dipartita di un personaggio famoso e dove vengono ripercorse le tappe salienti della sua vita.
Un bravo scrittore di coccodrilli non deve sentirsi umiliato in quanto tale ma approfittare dell'occasione, seppur morbosamente macabra, di dimostrare stile, ironia e ricerca di dettagli preziosi che possano rendere quel coccodrillo speciale.
Ma come chiamare il coccodrillo di qualcuno che muore e poi immediatamente rinasce?
Qualcuno potrebbe pensare che è già stato fatto più di 2000 anni fa e il suo nome è forse un po' troppo inflazionato per poterlo riutilizzare senza considerare cosa andrebbe a scatenare tra credenti e mistici.
No, no, io intendo il coccodrillo di qualcuno che consapevolmente ha deciso di interrompere una sopravvivenza per rischiare di vivere una vita, senza arrogarsi alcun diritto di santità.
Anzi, semmai, assumendosi la responsabilità di essere vivente.
Ecco, sarebbe in sintesi un pezzo così:
trascorsa un'infanzia serena in cui già dava segni di una curiosità curiosa, allarmando un poco la famiglia comunque tollerante, il soggetto ben presto impara a riconoscere i binari sui quali tutti i treni corrono più o meno veloci con le relative fermate consentite.
Prende il suo treno senza nemmeno accorgersene, come passare da un intorpidimento leggero ad un sonno pesante, così che gli anni possano correre nell'ovattato e utile oblio che ben si accompagna a fatti o esperienze poco salienti.
Ma quel fuoco primitivo che ha rischiarato tante giornate vissute in caverne fatte da teli stesi tra due seggiole e amici immaginari che sono fuggiti all'apparire dei binari, quel fuoco che ormai sembrava una tardiva lucciola estiva in una pulita giornata di settembre, quel fioco rossore che stava ormai per spegnersi definitivamente nell'età dove ormai tutto è deciso, ebbene quel rantolo di fiamma ha trovato un mantice vigoroso che lo ha rianimato dall'aldilà, soffiando forte, buttando legna secca, alzando i teli dalle seggiole e accendendo la notte di stelle.
Perchè non esiste fuoco che arda se non alimentato, non esiste fiume che rompa gli argini se non riceve acqua, non esiste morte per chi non vuole morire.
Ed è così che chiuso un polveroso e inanimato libercolo, se n'è aperto uno gonfio di pagine scritte a mano, pieno di disegni, fotografie e illustrazioni di sogni che nelle pagine successive sono diventati realtà.
E' un libro vivo, che parla all'universo con la stessa lingua del vento ma che lascia sulle rocce gli stessi segni che lascia l'acqua con il suo scorrere vivace.
Questo non è un coccodrillo, è la sua evoluzione.
Questa è la mia storia e alla vigilia del mio compleanno anagrafico mi sono presa il lusso di tirarlo fuori dal cassetto.
E se non è prevista in questi casi la nomina di Uomo per chiara fama a quel mantice vigoroso, visto che è il mio compleanno e che mi è consentito oggi essere un po' più regina di quanto già io non mi senta nei giorni normali, mi concedo l'ulteriore lusso di conferire l'attestato di Uomo per chiara fama a lui, il mio mantice vigoroso.
Grazie F.






venerdì 31 maggio 2013

(tante) immagini e (poche) parole

 perdersi tra terra e mare con la sabbia soffice sotto ai piedi..



aprire una papaya a colazione e chiedersi come hai potuto fare senza fino a oggi



andare al porto di mattina presto, scegliersi un tonno e portarselo a casa.....


....non prima di esserselo fatto pulire da mani esperte

il fascino di un lago al tramonto


ristorarsi con ginger beer e anice stellato (che qualcuno ha preparato per te)

amicizie notturne

dove comincia la foresta

amorevoli cure, indimenticabili cene

yoga for dummies:)


emozioni di una sera che lasciano il segno per una intera vita