mercoledì 13 agosto 2014

Essere Becco Fort

Avevo un corvo, un nero esemplare dal becco lungo e dal carattere impertinente.
Mi seguiva ovunque e per ovunque intendo per tutto il mondo.
Se andavo in bicicletta si appollaiava sul manubrio come una Nike di Samotracia ma se prendevo un aereo lui viaggiava direttamente nella cabina del pilota, chè si sa, i corvi un po' di esperienza di volo ce l'hanno.
A volte spariva, poi tornava sempre, ma aveva una sua vita sociale spesso discutibile.
Prendeva mazzette da altri corvi per fornire loro beni lussuosi che solo lui poteva avere, sigari, whisky, abbigliamento di tendenza, il suo campo spaziava parecchio.
Non potevo comprare qualcosa che ne voleva una uguale e la sua impertinenza era tale da farmi richieste specifiche come un casco per andare in motorino, il suo ovviamente.
Becco era un corvo immaginario, ma era Becco, con la sua personalità e il suo carattere.
Quanto un sogno può diventare talmente intenso da sembrare vero al risveglio?
E quanto intense possono diventare le sensazioni che accompagnano quel sogno da far diventare il sogno un ricordo velato di nostalgia?
Ma soprattutto quanto un sogno deve essere forte da diventare realtà?
Io lo so.
Vi presento Becco.

Becco nasce da un sogno, il sogno nasce da un desiderio e Becco è qui perchè qualcuno ha raccolto quel desiderio e l'ha fatto diventare realtà.
Mio marito.


domenica 29 giugno 2014

Paradiso e Inferno: tutto il mondo è paese

Dopo una lunga pausa dal blog e dall'isola, eccomi di nuovo a gironzolare tra foreste, mangrovie, mucche, templi e luoghi ameni.
Il tema è delicato, si parla di religione e qui con la religione non si scherza.
Per ovvi motivi di sopravvivenza su questa terra, evito di entrare nel cuore dell'argomento e così non scriverò di integralisti al di sopra di ogni sospetto, nè tantomeno di tensioni che sfociano in botte (perdonate l'espressione e la sua ovvia attinenza) da comunione, così come non distruggerò l'immagine soave e assurdamente odorosa di oriente della spiritualità modaiola di "mangia,prega,ama" (julia roberts mi perdoni); per lo meno non in questo post, anche se la tentazione è fortissima.
Descriverò semplicemente, corredando con reperti fotografici, la visita ad uno dei tanti e spesso interessanti templi buddhisti, smentendo la diceria un poco superficiale del "visto un tempio, visti tutti".
In parte è vero, le caratteristiche sono sempre le stesse: albero della sacra Bodhi al centro, immaginette sacre, candele e incensi profumati, la statua del Buddha in piedi o seduto o sdraiato.
Ma detta così è come dire che vista una chiesa si son viste tutte: se così fosse perchè rimanere ogni volta a prender moscerini con la bocca di fronte ad una Sagrada Familia, un Duomo di Milano, una Santa Maria Novella di Firenze, e potrei continuare ledendovi la pazienza.
Quello di Wewurukannala Vihara per esempio, a parte l'impossibilità umana di ricordarne il nome esatto, è un tempio che si distingue principalmente per la dimensione del Buddha seduto in posizione fior di loto e secondariamente per la rappresentazione alquanto singolare che è stata realizzata dell'inferno.
Il simpatico luogo di dannazione eterna non è privilegio della religione cristiana bensì i monaci buddhisti ci introducono alle peggio torture che a Dante fanno un baffo.
Il tempio è a circa 22 km dopo Matara ed è segnalato da un enorme cartellone sbiadito che invita a lasciare la strada principale per dirigersi verso l'interno.
Non c'è bisogno di ulteriori segnalazioni poichè appena svoltati nella strada secondaria, all'orizzonte, in fondo alla via, si staglia nel cielo una testa di Buddha enorme, attaccata ovviamente ad un corpo nascosto dalle mura di recinzione del tempio.
L'ingresso è a pagamento, poche rupie cui si aggiungeranno altre rupie per i fiori di loto: volete forse entrare senza nemmeno un omaggio a Lord Buddha?
E poi, diciamolo, fa tanto coreografia e atmosfera, ci si sente molto elevati.
La prima parte della visita è molto interessante ma decisamente seria; si entra in un edificio affrescato e arricchito di statue, bassorilievi e zelanti guide che con precisione e professionalità vi illustreranno passo passo ciò che l'occhio incontra.
La pianta dell'edificio è quadrata con al centro una stanza più piccola contenente il Buddha sdraiato, luogo di preghiera, leggermente in penombra, altamente suggestivo.
Attorno a questa stanza centrale si percorre un corridoio dove tutte le statue e gli affreschi raffigurano tutta la vita di Siddharta, illuminatosi poi in Buddha.
Interessanti sono le spiegazioni dei Mudra, i diversi modi di tenere le dita delle mani nel momento della meditazione a seconda che il Buddha venga raffigurato seduto o sdraiato.
Una lunga fila di statue di diverso aspetto rappresentano le diverse reincarnazioni del Buddha e tra di esse appare anche il diavolo. Come dire: santo sì, ma so cos'è la vita.
Interessante spunto ma qui mi fermo.
La bellezza del Buddha in alcune sue rappresentazioni è sconcertante e non si può rimanerne indifferenti, pur nel totale ateismo.
Usciti dall'edificio si rimane un attimo nel cortile polveroso a cercare di capacitarsi delle dimensioni del Buddha che dalla strada ha fatto capolino tra alberi e mura di cinta.
Una bianca e assolata scalinata conduce ai suoi piedi, un cane dorme sdraiato mollemente su un gradino in semi ombra.
Secondo edificio, basso e buio, ci accoglie come l'antro del diavolo e poco ci sbagliamo.
Dopo un'immagine di purezza aerea e di intensa meditazione, qui entriamo nella rappresentazione di scene dell'inferno della più cruda specie.
Uomini nudi a testa in giù segati in due partendo dai genitali, uomini al cospetto di diavoli minacciosi e assetati di sangue, uomini che ardono tra fiamme eterne e continuamente disturbati da famelici cani,   bollitura di uomini in pentoloni minacciosi.
Si procede passo passo a vedere ogni tipo di punizione e soprattutto ogni tipo di peccato che merita siffatta tortura: furto, menzogna, abuso di alcolici, violenze ai monaci, violenze ai mendicanti.
In cima alla classifica dei peccati più inaccettabili c'è l'abuso di alcol.
Avete mai riflettuto sul fatto che la cosa più proibita diventa la cosa più ambita?
Le file fuori dei rivenditori di alcolici è perenne e comincia alle 9 del mattino quando aprono.
L'alcol in Sri Lanka è sul confine della legalità: si può acquistare solo nei negozi autorizzati dal Governo e la cui apertura è oggetto di concertazione tra Governo e Comunità Buddhista.
Tali negozi osservano rigidissimi orari di apertura e chiusura e durante la Poya (plenilunio) o feste religiose rimangono senza eccezioni chiusi.
In ogni altro posto è impossibile acquistare una birra e molti dei locali servono alcolici senza licenza.
E' qui che tutti i turisti si rifugiano come assetati in preda a crisi convulsive quando c'è Poya e attenzione: nella scelta del locale è bene evitare quelli che la licenza la posseggono.
Se un locale non ha la licenza può somministrare ogni giorno dell'anno perchè in caso di controllo nessuno potrà levargliela: non si leva qualcosa che non c'è!
E per un attimo si vive l'ebbrezza dell'illegalità pura, quella che si espone alla luce del sole con un ragionamento dotato del più immacolato candore logico!








e dopo questa sogni d'oro.....









mercoledì 16 aprile 2014

L'astrologo: una incresciosa rivelazione

In questo delicato periodo, con il sole a picco sulla testa e l'inizio di un nuovo anno (per il calendario buddhista il 14 di aprile è capodanno), il popolo dell'isola si è trovato ad affrontare una nuova e cruda verità.
Fedeli a tutto ciò che l'astrologo del villaggio sentenzia (date fortunate per contrarre matrimoni, costruire case, aprire negozi e via dicendo) il popolo bambino si trova smarrito e abbandonato.
E' di pochi giorni fa la strabiliante notizia che ha gettato nello sconforto gran parte della popolazione singalese: l'astrologo NON può predire il futuro.
Pur affermando che le stelle esistono, un emerito studioso (per altro singalese) ha pubblicato un dettagliato documento in cui afferma che l'osservazione delle stelle è una nobile e interessante pratica ma ahimè del tutto inutile per la conoscenza del futuro.
Ma una tradizione millenaria non si getta nel cestino così facilmente così come altrettanto facilmente non si può screditare un'intera categoria che, sull'astrologia, ha costruito un articolato e produttivo mestiere; in ogni villaggio esiste almeno un ufficio dove un astrologo riceve la popolazione.
Come pensare che dopo una semplice ma argomentata rivelazione un popolo appena uscito da una guerra e uno tsunami decida di perdere quel pizzico di magia e scaramanzia che lo aiuta a immaginare un futuro possibile?
Esiste una buona parte di popolazione ancora strettamente ancorata alle tradizioni, che ancora cucina all'aperto bruciando foglie secche di palme da cocco, che lava i panni al fiume rischiando ogni volta di incontrare un coccodrillo affamato, che cammina a piedi scalzi e abita case di terra o legno.
Esiste una buona parte di popolazione che crede che i fantasmi esistano e che si manifestino ai vivi terrorizzandoli, che nutre ogni giorno i corvi per non contrariarli ed evitare di attirare la cattiva sorte, che si cura con impacchi e intrugli preparati dal "medico" del villaggio e ricorre all'ospedale solo per gravi motivi, esiste ancora un popolo bambino che ha bisogno di credere e di sognare.
La questione è semmai un'altra: cosa sostituirà l'astrologia e la tradizione popolare?
La brama di possesso e la "denarologia".
Un popolo che nelle quattro mura della sua bicocca ha paura dei fantasmi e spende 50 rupie dall'astrologo, è un popolo che non porta denaro; un popolo che nelle quattro mura della sua bicocca comincia a sognare di poter possedere un frigorifero, una televisione, un divano di finta pelle, uno stereo, una macchina, è un popolo che desidera ed è facile accontentarlo.
La parolina magica che riempie le bocche di intere famiglie è "rateizzare".
La concessione delle rate vista come un atto di benevolenza e di estrema generosità, sta facendo vacillare una intera nazione verso il primo subdolo atto del consumismo fine a sè stesso, una nazione per la stragrande maggioranza buddhista.
I principi fondamentali del buddhismo sono basati sulle quattro nobili verità: la vita è sofferenza, la causa della sofferenza è il veleno della mente, ogni sofferenza ha una causa e pertanto eliminata la causa può cessare la sofferenza, l'uomo deve percorrere un sentiero per l'eliminazione della sofferenza fatto di liberazione intesa come mentale e terrena.
E fate le rate per acquistare beni materiali??
Un pomeriggio siamo stati avvicinati da una donna e dal suo bambino; indossava un fazzoletto che le copriva metà della faccia lasciando scoperti solo gli occhi.
Nella lettera che ci ha mostrato un monaco esortava il lettore a prestare attenzione al caso di questa povera donna, rimasta da sola con un figlio molto piccolo, essendo il marito scomparso dalla sera alla mattina senza lasciare tracce.
Il monaco esortava i viandanti a non parlare con questa tapina (da qui il motivo della bocca celata) ma di fare una consistente donazione affinchè......affinchè possa nutrire il figlio? no.
Affinchè possa con i soldi affittare una casa? Men che meno.
I soldi, nero su bianco, sarebbero serviti al monaco per pregare affinchè il marito della tapina potesse ritrovare la strada verso casa.................................
Chiedere soldi per pregare è forse la più bieca forma di commercio che abbia mai sentito, approfittarsi della fede per convogliare denaro alle proprie tasche è un'infamia.
Ma vedendo poi, nel corso dei nostri numerosi spostamenti, monaci con cellulari costosissimi pranzare in hotel di lusso e pretendere denaro con la scusa della carità, ci ha fatto ricordare certe babbucce di marca indossate da alti prelati nella nostra altrettanto caritatevole comunità religiosa.
Come dire "tutto il mondo è paese".
Come dire che non c'è limite all'avidità generata dal denaro.
Come dire che ogni cosa ha un prezzo, anche il sacrosanto diritto di poter credere in qualcosa che, del denaro, non ne ha, nei suoi presupposti, nemmeno un collegamento.
Credo che in ogni posto esistano babbucce di marca e parimenti "doncamillo" sinceri, ma in una proporzione di 1 milione a 100.
Così è per questo che scrivo di un popolo bambino che perde non solo l'ombra ma anche l'ingenuità data dal non avere denaro.
Laddove una terra paradisiaca introduce al suo interno un veleno soporifero e incolore, è corretto supporre che è solo l'inizio di un grande, assurdo, coerente, coatto e inesorabile avvelenamento.




lunedì 7 aprile 2014

Un intero popolo di Peter Pan

Peter Pan è una di quelle storie senza tempo, che ti rimane addosso quando sei anagraficamente adulto e il tuo cuore ha ancora i brividi e le emozioni della fanciullezza.
Peter Pan alla ricerca della sua ombra in attesa che gli venga ricucita è una delle figure simboliche più forti alla base della favola, ma questa è un'altra storia.
Il fatto saliente è che Peter Pan non ha più la sua ombra ed è quello che sta succedendo qui, in questi giorni, in Sri Lanka.
Per ogni storia esistono almeno due interpretazioni: quella scientifica e quella, definiamola così, "oltre le righe".
La popolazione dello Sri Lanka in questo momento è in attesa dell'avvenimento più importante dell'anno, il capodanno che riunisce tutte le religioni presenti sull'isola: donne in coda davanti a negozi di vestiti a poco prezzo per rinnovare il guardaroba per l'occasione, uffici pubblici chiusi, mercati e supermercati presi d'assalto per rifornimento materie prime destinate alla preparazione di cibi speciali e importanti, scuole chiuse e bambini festosi ovunque.
Il fermento è tanto e si tocca con mano.
A condire questo clima davvero elettrizzante, arriva lui, il sole, a fare uno scherzetto di tutto rispetto.
Quando il sole si trova allo zenit in un determinato posto, significa che la sua posizione è esattamente perpendicolare rispetto alla terra.
Mi spiego meglio: qui, alle ore 12.12 di ogni giorno fino al 15 di aprile,  l'ombra....svanisce!
Uomini che pedalano sulle strade polverose, tuk tuk che tracciano percorsi zigzagando nel traffico, donne a piedi sotto all'ombrello para sole, cani in cerca di cibo agli angoli delle case, bambini che giocano in cortile, tutti, nessuno escluso, perdono la propria ombra così da sembrare fantasmi fatti di nulla.
Gli astrologi sono molto indaffarati a sentenziare oroscopi di buon augurio e istruzioni sul da farsi e questo fenomeno arricchisce di mistero e attese l'evento del capodanno.
Per un popolo che ancora si affida all'astrologo per effettuare qualsiasi cambiamento di vita, che sia matrimonio o funerale o trasloco o inaugurazione di un negozio, e che spesso preferisce l'ayurveda di vecchi saggi al medico dell'ospedale per curare ogni tipo di malanno, il sole allo zenit càpita proprio a fagiolo.
Ma la riflessione "oltre le righe", dopo un anno di vita con questo popolo, mi sorge spontanea.
Gli abitanti di questa porzione di emisfero sono un popolo che più volte ho definito bambino.
Sono bambini nel loro modo di avvicinarti senza filtri, sono bambini nel loro modo di sorriderti e di guardarti, sono bambini quando raccontano le bugie per nascondere una verità che non sono in grado di sostenere.
Si trovano così loro malgrado a vivere fisicamente la sindrome di Peter Pan, con un'ombra che chissà dove si è rifugiata e che tutto sommato qualcuno non vorrebbe mai fosse ricucita.
Forse è questa l'isola che non c'è, dove nessuno vuole diventare grande?


uomo senz'ombra e autobus con ombra perfettamente nascosta sotto di sè!


venerdì 21 marzo 2014

La mecca del succo

Esiste un posto speciale, qui a Weligama, dove perdersi tra nettari e profumi.
AVM è il miglior locale in assoluto dove sperimentare l'incredibile varietà di frutta tropicale e diventarne fisicamente dipendenti.
Dall'esterno appare come tutte le botteghe dello Sri Lanka, con la vetrina opaca, il cartellone pubblicitario di dimensioni esagerate a contrastare con la minuscola porta di ingresso; entrando non si può rimanere indifferenti alla distesa di frutta colorata e profumata che sembra appena raccolta, semmai si rimane come rapiti e invitati a procedere oltre, passando da un'ulteriore porticina che conduce a una minuscola sala arredata con tavolini seggiole e gli immancabili ventilatori a parete.


La magia inizia proprio in questa stanza, una volta seduti ad aspettare il menu.
I tabelloni alle pareti illustrano, per ogni tipo di frutto, il nome volgare, il nome in latino, il nome in singalese e in tamil e le miracolose proprietà benefiche.
Il gioco non sta semplicemente nello scegliere il frutto in sè, ma di mescolare semmai diverse tipologie e vedere l'effetto che fa!
Scopriamo così quanto può essere dissetante un succo kiwi e lime e quanto delizioso e appagante un succo jack fruit e lime.
Il jack fruit in particolare è un frutto bizzarro e dalle dimensioni notevoli.
L'artocarpus heterophyllus (questo il suo nome in latino), è una pianta originaria delle pendici dell'Himalaya e produce i frutti più grandi esistenti in natura (arrivano a pesare 30kg). 
Il frutto prodotto è talmente buono e dolce da attirare scimmie e uccelli durante il giorno e zibetti e volpi volanti durante la notte; noi ne abbiamo diversi in giardino e quando giungono a maturazione il traffico di animali che ne consegue è strabiliante.

vi presento il jack fruit
cassette e sgabello sono di dimensioni normali,
fate la proporzione con le mele e le arance,
considerando che questo esemplare non è dei più grandi

La tenace scorza va incisa utilizzando una lama che è stata prima immersa nell'olio per evitare che la sostanza lattiginosa che fuoriesce rovini il metallo.
Abbiamo visto scimmie pulirsi le mani incollate strofinandole vigorosamente, e anche un po' scocciate direi, sui tronchi degli alberi.
All'interno si trova una polpa globulosa suddivisa in cellette di membrana bianca; una volta aperto il frutto deve essere consumato rapidamente perchè il deterioramento avviene in brevissimo tempo.
Ma passiamo al gusto che è la cosa più difficile: come si fa a spiegare il sapore di una cosa fino a poco tempo fa sconosciuta?
Mi impegno.
Il jackfruit ha un sapore che ricorda:
- la banana
- l'ananas
- lo zucchero filato
Questa specie di enorme patata bitorzoluta oltre ad essere innegabilmente gustosa, presenta delle proprietà mirabolanti in quanto ricca di potassio e ferro e aiuta a combattere patologie del sangue.
Il succo che se ne ricava è morbido, cremoso, pastoso, un vero piacere per la bocca.
Insomma: più jack  fruit per tutti.
Il lime (o limetta) e il limone sono invece ottimi per l'igiene orale, le neuriti, problemi digestivi, febbri reumatiche, problemi cardiovascolari, febbre emorragiche, obesità, tosse e raffreddori in genere.
Da non dimenticare il fatto che limoni e limette qui ai tropici non sono aspri come in Europa bensì dolci e rinfrescanti, una vera delizia quando il caldo opprime e si suda tanto.
Nel menu sono a disposizione inoltre, tra i vari frutti, succo di anacardi e noccioline, tamarindo fresco, canna da zucchero e il legnoso ginger (zenzero).
I prezzi sono contenuti, parliamo di una base di 90 rupie per il banalissimo arancio (50 centesimi di euro) fino al costoso kiwi (280 rupie, ben 1 € e 54, un investimento insomma).
La frutta viene lavorata fresca al momento senza aggiunta di additivi e soprattutto senza ghiaccio, il che significa che ciò che si beve è solo ed esclusivamente nettare.
Il servizio cucina offre degli short da accompagnare alle bibite, ovvero involtini di pasta farcita con verdure o pollo e satay di kebab (spiedini di kebab avvolti da una leggera farcia di verdure e panatura). 
Il tutto ovviamente fritto alla perfezione tanto che risultano veramente leggeri e facilmente digeribili.
Il signore con la tunica bianca e la barba colorata di rosso hennè che vi farà accomodare senza tante smancerie e nemmeno un pizzico di simpatia, è evidentemente un muslim, un musulmano.
Va da sè che si può a ragione definire questo incredibile posto la mecca del succo!
All'ingresso campeggia una frase tratta dal capitolo 2 versetto 172 del Corano che così recita:
"partecipate delle cose buone che vi sono state donate come sostentamento e rendete grazie a Dio"
Verrebbe da chiudere con "amen" ma credo che "aleikum salam" sia più appropriato, anche se la sostanza non cambia.
Chiamatelo come volete, la frutta è un dono divino e quanto di più divino possiamo vedere e toccare con mano, signori perdonatemi, ma è la Natura.
Liberi di chiamarla come desiderate...



domenica 23 febbraio 2014

Io che ho avuto quattro vite (tratto da una storia realmente accaduta)

"Ci fu una prima volta.
Nacqui e quello che vidi non mi fu subito chiaro, anzi a dir la verità trovai tutto molto confuso.
Mi muovevo a fatica, dovevo ancora imparare a camminare e mi stancavo molto.
Vivevo di odori, il profumo buono e caldo della mia mamma e l'odore dei miei fratelli, uguale al mio.
Annaspavo respirando terra e polvere ma quel contatto caldo mi tranquillizzava e cadevo addormentato senza accorgermene.
Un giorno l'odore buono e caldo se ne andò e non tornò più, lasciandomi come spezzato sul ciglio della strada.
Io e i miei fratelli rimanemmo soli, assaggiando più volte il rumore secco del bastone, vivendo di quel poco che si trovava qua e là e spesso nemmeno di quel poco.
Imparai presto l'amaro sapore della fame, quello che arriva quando deve ancora fare luce e non ti abbandona più, quello che ti fa rovistare tra rifiuti e cartacce, ti rode dentro rabbioso e ti fa diventare sempre più debole.
Pensavo che la vita fosse quella: svegliarsi, sopravvivere fino alla fine delle forze, scappare dal bastone che  arrivava secco come una fucilata e dormire con un solo occhio chiuso, l'altro sempre in allerta.
Sognavo di addormentarmi, come facevo quando ero più piccolo e di non svegliarmi più.
Ma un giorno arrivò lei.
In realtà noi la trovammo, infilandoci sotto ad un grande cancello e presentandoci, un poco diffidenti, nel giardino di quella grande casa.
Lei era gentile, parlava una lingua strana ma dolce e soprattutto ogni giorno lasciava qualcosa per noi dentro ad una ciotola in mezzo al prato.
Nacqui per la seconda volta.
Lei c'era sempre, con l'acqua fresca e un po' di cibo da dividere tutti insieme.
Ogni giorno.
Aveva messo un panno morbido sul marciapiede, nell'angolo protetto della casa, dove il vento e la pioggia faticavano ad arrivare e nemmeno i bastoni arrivavano.
Stavamo tutti vicini e la vita mi sembrava quella: calore, cibo e la sua voce dolce che non capivo ma che mi faceva sentire al sicuro.
Cominciai a crescere, cominciammo a crescere tutti e stavamo diventando forti.
Lei non fu più sola, arrivò anche lui che a turno ci sollevava da terra con una sola mano e ci faceva dormire sulla sua pancia.
Lei una volta alla settimana ci lavava, togliendo tutto lo sporco e il prurito dalla nostra pelle e ci lasciava asciugare felici al sole giocando sotto al suo sguardo attento.
Io la guardavo e la vedevo distendere le labbra: sorrideva, gli piacevamo.
Il tempo ci lasciò solo in due, io e mia sorella.
Ma, pensai, la vita doveva essere quella: la porta che si apriva ogni mattino, lei e lui a salutarci e accarezzarci, il cibo, le corse sul prato, le noci di cocco da masticare, i varani da inseguire, le scimmie da scacciare, il tramonto da guardare e la notte, una lunga notte di riposo, con entrambi gli occhi chiusi.
Poi un giorno improvvisamente tutto diventò buio, il respiro mi abbandonò, il cuore batteva così forte che mi spaventai e quel dolore strano che mi faceva cadere la testa all'indietro mi avvolse in un gelo che non conoscevo e che mi irrigidiva tutto.
Pensai: allora è questa la morte, buio freddo e male.
Mentre ero in quel buio però sentii la sua voce e la sua mano calda, aprii gli occhi e la vidi.
Fu lì che nacqui una terza volta e fu mentre buttavo i miei occhi dentro i suoi che mi accorsi che erano pieni di pioggia e le sue parole tremavano come fanno le foglie al vento.
Allora pensai che la vita doveva essere quella: nascere e morire tante volte e ogni volta che si rinasceva era meglio, perchè c'era lei ad aspettarmi insieme a lui.
Diventai grande, diventai forte, diventai fiero e imparai il mio nome, quello che lei mi aveva dato.
Ci chiamava spesso anche quando eravamo nella foresta e noi correvamo forte per arrivare prima.
Poi una notte sentii un grande freddo togliermi le forze e capii che di nuovo la vita stava scivolando via da me.
Sentii la sua voce e il suo pianto, mi abbandonai al suo cullarmi per tenermi caldo, pensai che forse morire non era così male in fondo, lei era con me e ci sarebbe stata anche dopo.
Infatti aprii di nuovo gli occhi e li ributtai ancora nei suoi, mi distesi tranquillo e stanco come dopo una battaglia.
Lei spense la luce e mi lasciò riposare.
E io nacqui per la quarta volta.
La mia vita era quella: una felicità così grande che potevo morire e rinascere ogni volta.
Poi se ne andò anche lei, con lui.
Rimasi solo con mia sorella, una nuova casa, nuovi odori e cominciai ad aspettarla, perchè se ne era già andata altre volte ma era sempre tornata da me.
La foresta quel pomeriggio era molto silenziosa, io sentii solo il tamburo del mio cuore nelle orecchie e il cielo farsi sempre più piccolo fino a sparire.
Adesso riapro gli occhi e trovo i suoi, pensai.
Ma non vidi nulla, sentii solo il freddo acciaio di una pala e l'odore nauseabondo dei rifiuti.
Qualcuno mi stava buttando via, sentivo sopra di me il volo furioso dei corvi ma lei non c'era e io, io non riuscivo più a svegliarmi.
Ho ancora gli occhi chiusi, non ho più memoria di quello che è successo dopo.
Io aspetto.
Aspetto i suoi occhi."

Ciao Mimmino












domenica 16 febbraio 2014

Siamo anche qui!

Il nome del sito è già un programma: MOLLOTUTTO.
Per il resto siamo sempre noi:

http://nuke.mollotutto.com/TrasferirsiavivereelavorareinSriLanka/tabid/763/Default.aspx

grazie a Massimo Dallaglio di Mollotutto per averci ospitati!!